Potrebbe essere questa la nuova frontiera nella lotta contro il covid19. Estrarre gli anticorpi sviluppatisi nel sangue dei pazienti guariti per poi iniettarli nel sangue di altri pazienti contagiati.
È la tecnica messa a punto e praticata presso l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Già da alcune settimane i medici hanno avviato questo tipo di sperimentazione sui malati gravi, che sono ancora intubati, e che hanno il 40% di possibilità di morire. I primi risultati sembrano restituire grandi speranze ai medici. Questa tecnica risulta indolore per i pazienti da cui vengono estratti gli anticorpi, e l’intervento dura un paio di ore, durante le quali il sangue passa attraverso un macchinario, che filtra ed estrae i soli anticorpi, per poi essere iniettato nuovamente nel corpo del donatore.
A differenza dell’altra tecnica, sviluppata in diversi ospedali, come, in Italia, in quelli di Mantova e di Pavia, dove gli anticorpi vengono estratti con tutto il plasma, quella messa a punto a Bergamo non prevede di reintegrare liquidi al donatore.
Donatore che, se dovesse ricadere vittima del contagio, non avrà comunque problemi a riprodurre altri anticorpi.
La sacca di anticorpi prelevati viene prima esaminata con test sierologici, per verificare che non vi siano presenti altri virus, e poi congelata in attesa di un paziente con gruppo sanguigno compatibile con quello del donatore.
Al momento la nuova procedura è in fase di sperimentazione, si raccolgono i dati e c’è molta cautela tra i medici del nosocomio di Bergamo che non nascondono comunque l’ottimismo.