Coronavirus, a Monreale aprono (non tutti) i bar, personale dimezzato, incertezza sulle norme

L’autorizzazione al solo asporto e alla consegna a domicilio ha svuotato i banconi dei bar, molti dipendenti rimasti a casa

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MONREALE – Sedie accatastate sui tavolini all’aperto, aria condizionata spenta, pochissimo personale, ingressi rigorosamente scaglionati. I banconi dei dolci e della rosticceria come i frigoriferi delle torte pieni al 70/80%. Ma soprattutto tanta voglia di riprendere a lavorare.

Questa mattina diversi bar di Monreale, non tutti, hanno tirato su le saracinesche. Il 4 maggio coincide con l’avvio della fase 2, quella della ripresa di molte attività, che dovrà necessariamente fare il paio con un comportamento diligente da parte dei cittadini italiani, tale da consentire il processo, già avviato, di contenimento del contagio.

I bar della piazza stanno timidamente provando a riemergere dalla crisi che li ha duramente colpiti, che ha messo in ginocchio tante famiglie le cui entrate economiche derivavano da attività commerciali il cui destino è legato indissolubilmente alle scelte del governo.

Si legge nei volti degli esercenti tanta voglia di ricominciare, pur sapendo che il contesto nel quale opereranno non è più quello di alcuni mesi fa. Mancano innanzitutto i turisti che in questo periodo sono soliti inondare il centro storico di Monreale.

L’autorizzazione al solo asporto e alla consegna a domicilio ha comportato una contrazione del personale. Senza servizio ai tavoli non sono più utili. Molti dipendenti continuano a rimanere a casa, in attesa della cassa integrazione che tarda ad arrivare, ma soprattutto nella speranza che a breve il volume di lavoro possa crescere, così da essere richiamati in servizio.

Gli esercenti rispettano rigorosamente le prescrizioni: solo asporto e consegna a domicilio, e ingressi nei locali contingentati, un cliente per volta. Ma non nascondono che attendono indicazioni più precise da parte del governo. Non sanno se devono tenere spenti gli impianti di aria condizionata e sostituirli con altri di purificazione dell’aria. Non nascondono che certe prescrizioni potrebbero causare la definitiva chiusura di alcune attività.

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