Segnala a Zazoom - Blog Directory

Partinico, imprenditore di scommesse on-line colluso con Cosa nostra: sequestrati beni per 250.000 euro ad Antonio Lo Baido

PARTINICO – È stato eseguita questa mattina dalla polizia di stato la misura di prevenzione patrimoniale del sequestro di beni nei confronti di Antonio Lo Baido, 41enne palermitano pregiudicato. Sono stati sequestrati beni per un valore complessivo di circa 250.000 euro, nello specifico: 4 veicoli, 3 rapporti finanziari 2 società del settore dei giochi e scommesse con sede a Partinico e 1 quota pari al 50% di una società con sede al Alcamo attiva nell’organizzazione di eventi.
Lo Baido è indiziato di appartenere a cosa nostra. La pericolosità sociale del soggetto è emersa durante le indagini condotte dalla squadra mobile di Palermo e confluite nell’operazione “Game Over”, tenutasi nel febbraio dello scorso anno, che ha portato all’arresto di 31 persone tra cui lo stesso Lo Baido. Gli arrestati erano accusati a vario titolo di associazione mafiosa, concorrenza sleale aggravata dal metodo mafioso, truffa aggravata ai danni dello stato, esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse e associazione per delinquere finalizzata alla commissione di numerosi delitti connessi alla gestione illecita di imprese dedite all’utilizzo di piattaforme online finalizzate al gioco.
Dall’operazione sono emerse forti compenetrazioni tra l’attività dell’organizzazione mafiosa e la gestione e distribuzione sul territorio di sale gioco e scommesse, in seno alle quali quotidianamente si muovono ingenti somme di denaro spesso fuori dal controllo legale e fiscale, che rappresentano poi una delle più cospicue fonti di reddito per l’associazione criminale.
Tra gli arrestati figura in primo piano il Lo Baido, imprenditore nel settore di giochi e scommesse online. Tramite un vero e proprio accordo con cosa nostra palermitana è riuscito, insieme a Benedetto Bacchi, a monopolizzare il settore e realizzare una rete di agenzie di scommesse abusive, capaci di generare profitti di oltre un milione di euro mensili.
L’imprenditore colluso con cosa nostra ha stipulato patti con gli esponenti mafiosi in modo da espandere la propria attività offrendo in cambio elevati profitti. Le indagini hanno dimostrato infatti che parte degli introiti venivano distribuiti come compenso alle famiglie mafiose, in base al volume d’affari dei punti scommesse distribuite nelle aree di influenza mafiosa.
Gli accertamenti patrimoniali svolti dall’Ufficio Misure di Prevenzione della Divisione Anticrimine della Questura hanno permesso di ricostruire il patrimonio di Lo Baido, frutto dei reimpiego di una parte dei capitali illeciti utilizzati per l’acquisto dei beni oggi sequestrati.
Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.