Una vita in corsa: Dario Bartolotta, campione italiano di handbike, si racconta

Dario perse l’uso delle gambe nel 2012 in un incidente stradale; da quel momento comincia la sua corsa

PALERMO – È nostrano il nuovo campione italiano di handbike: si chiama Dario Bartolotta, ha 37 anni, una bici, e una forza di volontà fuori dal comune. E la sua storia dice moltissimo a riguardo.

Fino al 2012 Dario era un ragazzo come tanti: lavorava, andava in palestra, quel settembre 2012 era in programma il suo matrimonio. Poi un giorno qualunque, uno di quei giorni insospettabili, come sempre in questi casi, l’incidente.

Mentre andava a lavoro in scooter, la mattina dell’11 aprile, in via Sanbucia in direzione Pagliarelli, un’auto guidata da uno dei tanti conducenti distratti fa una brusca inversione. È stato inutile suonare il clacson. Dario quel giorno perse l’uso delle gambe.

Il conducente distratto aveva la sua stessa età, la sua unica fortuna è stata quella di avere il veicolo più grosso. Patente ritirata per qualche mese, poi per l’automobilista tutto sarebbe tornato come prima. Mentre per Dario la vita era cambiata radicalmente.

Matrimonio rinviato, inizia subito la riabilitazione in un centro vicino Reggio Emilia, dove impara la cosa più importante della sua nuova condizione: l’autonomia. Svolgere i compiti della quotidianità senza aver bisogno dell’aiuto degli altri. “La prima cosa che ti insegnano è che sei una persona – dichiara ai nostri microfoni Dario -, devi essere rispettato e devi essere autonomo, Dopo un incidente del genere si tende a delegare tutto agli altri, perché si pensa che la propria vita sia finita”.

Da quel momento comincia una dura lotta per raggiungere l’obiettivo più importante: arrivare all’altare in piedi. Quando i medici gli dicono che ci sono dei miglioramenti Dario diventa ancora più testardo. Sperimenta l’esoscheletro – con cui 5 anni dopo, nel 2017, riesce a battere il record mondiale percorrendo 12 chilometri in 6 ore -, e dopo ore e ore di cammino terapeutico torna a Palermo e riprende il suo lavoro alla Regione, da cui aveva dovuto mettersi in aspettativa.

Dario Bartolotta è il primo paraplegico che percorre la navata della chiesa verso l’altare in piedi, e riesce a donare alla sua compagna di vita il regalo più bello. Da quell’unione nascono Salvatore, che oggi ha 4 anni, e Vittoria, che farà un anno a luglio, chiamata così proprio per i traguardi raggiunti dal suo straordinario papà.

Dopo questi traguardi la dottoressa dell’INAIL, ente da cui percepisce un vitalizio, gli propone di fare sport. “Basket?” – “No, non mi piacciono gli sport di squadra”; “Scherma?” – “No, no, non fa per me”; “Ciclismo?”. Questo è quello buono. Dario si mette in contatto con Salvo Campanella, che gli fa provare per la prima volta una handbike. È amore a prima vista: il futuro campione decide subito di mettersi alla prova iscrivendosi a una competizione, e da quel momento si allena per raggiungere importanti traguardi.

Dario entra a far parte della Tigullio Handbike Team, fondata dall’atleta e allenatore Vittorio Podestà. Vittorio è stato uno dei primi a portare l’handbike in Italia. 

Cominciano le gare, i traguardi, le prime soddisfazioni, fino a quelle grandi di quest’anno. Il 23 giugno, a Bassano del Grappa, su un circuito di 50 chilometri con finale in pendenza al 9%, Dario arriva primo e si aggiudica la maglia di campione d’Italia. Poco prima, il 18 maggio, partecipa alla coppa del mondo in Belgio, dove gareggia con i mostri sacri del paraciclismo, classificandosi 20esimo.


“Mi alleno ogni giorno al Conca d’Oro, in viale dell’Olimpo, in viale Regione, sulla circonvallazione di Monreale. Vado solo, ho con me l’handbike e la bandierina per segnalarmi alle automobili. Sono seguito costantemente dal mio preparatore, che vive a Cuneo. Due volte l’anno vado nel suo laboratorio a fare dei test di forza, analisi del sangue e quant’altro, dopodiché lui mi invia gli allenamenti che devo fare ogni giorno”.

Quali sono i prossimi obiettivi di Dario? “La prossima meta è Sanremo, dove il 5 e il 6 ottobre si terranno le gare internazionali che rientrano nel campionato europeo”. La corsa non si ferma e Dario, anche senza l’uso delle gambe, fa più strada che mai.

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