Partinico, 26 febbraio 2019 – Scatta la confisca per il patrimonio del “re delle cave di Partinico”, Stefano Parra, dopo che il collegio, presieduto da Raffaele Malizia, ha individuato una forte sperequazione tra i redditi dei titolari di quattro aziende edili e gli investimenti per avviare le società.
Come riporta il Giornale di Sicilia, nel 2000 Parra, 52enne di Partinico, venne arrestato perché considerato vicino alla famiglia mafiosa locale. L’imprenditore ricevette una condanna di due anni e mezzo con l’accusa di concorso esterno in associazione di tipo mafioso e gli venne imposta la sorveglianza speciale.
Al termine di questo periodo Parra sembrò aver cambiato rotta, avvicinandosi alle associazioni antiracket, ma secondo la DIA in realtà non avrebbe mai interrotto i rapporti con la criminalità. Attraverso le sue aziende avrebbe infatti avuto un ruolo di spicco nella gestione illecita degli appalti pubblici a Montelepre, Borgetto e Partinico.
Le imprese confiscate erano intestate a prestanome, nel 2014 le indagini condotte dalla DIA avevano portato al sequestro di un patrimonio quantificabile in circa 360 milioni di euro. Parte del patrimonio confiscato è stato restituito, ma sono stati sottoposti a confisca un impianto fotovoltaico, case, terreni, un deposito titoli e sette betoniere.
Il patrimonio confiscato consiste in un impianto per la produzione di energia elettrica, aziende edili, cave, quote societarie, terreni e immobili.