Alla Veneziano XX Giornata della lingua madre, “conserviamo la lingua siciliana”

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Monreale, 25 febbraio 2019 – Giovedì 21 Febbraio nella scuola Antonio Veneziano si è parlato di dialetto, anzi di lingua siciliana. Sono intervenuti diversi esperti quali Giuseppe Petix, Fonso Genchi, Fabio Petrucci e Massimo Costa. Ha moderato l’evento la professoressa Romina Lo Piccolo. All’incontro ha partecipato anche la dirigente scolastica Beatrice Moneti.

I relatori hanno ribadito che le caratteristiche storiche e linguistiche di quello che noi chiamiamo dialetto, ne fanno una lingua. Essa deriva dal latino e non dal volgare che si comincia ad affermare nel 1300.

Uno dei relatori ha detto una cosa, secondo noi, molto interessante. Nel mondo esistono circa 7 mila dialetti e ogni 15 giorni ne muore uno, quando gli ultimi “custodi” vengono a mancare. Un’altra notizia interessante è stata sentire che il calabrese e il salentino vengono considerati dialetti del siciliano.

Poi si è parlato della ricchezza della nostra lingua, attestata da diversi poeti.

Esiste una lingua siciliana alta, usata in letteratura, perchè come tutte le lingue ha un registro alto e un registro basso, quello popolare.

Inoltre si è parlato di tante cronache, risalenti al Medioevo, scritte da storici dell’epoca, in siciliano. Tutti i relatori hanno sostenuto la necessità di conservare la lingua siciliana che altrimenti rischia l’estinzione. “La legge regionale che introduce lo studio della lingua siciliana – hanno detto i relatori – va regolamentata e trattata da insegnanti esperti e non inserita a caso nei programmi di studio”.

Come ha affermato Fonso Genchi, il bilinguismo tanto condannato negli anni scorsi perchè si pensava generasse confusione nel cervello dei bambini, è stato dimostrato, invece, che arricchisce e stimola l’intelligenza. Quindi parlare l’italiano e in parallelo conoscere e usare la nostra lingua è positivo e ci permette di custodire un patrimonio linguistico antico che ci appartiene.

L’ultimo relatore intervenuto Massimo Costa ha detto che con l’unità d’Italia i Savoia fecero un’operazione di annientamento della lingua parlata in Sicilia e imposero l’italiano, considerando i siciliani come barbari.  

Momenti ricreativi sono stati le esibizioni di alcuni alunni della nostra scuola e della Morvillo che hanno cantato, recitato in siciliano. È stata, secondo noi, una bella esperienza e dobbiamo dire che non ci siamo annoiati.

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