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Chi è Salvatore Milano, già arrestato nel 2008 nell’operazione Perseo. Al maxiprocesso, Buscetta e Contorno lo indicavano quale socio occulto del marchio “Bagagli”

Palermo, 15 febbraio 2019 – È scattata questa mattina la confisca di svariati beni appartenuti a Salvatore Milano e Filippo Giardina, nei confronti dei quali il Tribunale ha anche disposto la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno in città, per 4 anni per il Milano e 3 anni per il Giardina.

Il coinvolgimento di Milano è una questione di lungo corso, infatti già nel cosiddetto maxiprocesso (al termine del quale fu condannato, insieme al fratello Nunzio Milano, per associazione mafiosa) era stato indicato da Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno come socio occulto della società del marchio Bagagli. Milano era stato arrestato già nel 2008 e condannato in via definitiva dalla Corte d’Appello di Palermo per associazione mafiosa in seguito all’operazione “Perseo”, operazione durante la quale era stato scoperto il primo tentativo di ricostruire la Commissione provinciale di Palermo di Cosa Nostra.

Si ritiene che Salvatore Milano sia uomo d’onore della famiglia mafiosa di Palermo Centro e che sia incaricato di gestire le casse delle famiglie del mandamento di Porta Nuova. Per conto di questi ultimi provvedeva al sostentamento degli esponenti mafiosi detenuti o da poco scarcerati. La sorella Angela è madre di Leandro Greco, il 29enne sottoposto a fermo il mese scorso dopo l’operazione “Cupola 2.0”.

Nelle vicende legate a Salvatore Milano risulta coinvolta anche la società Palermo calcio, con cui il Milano sembra aver intrattenuto rapporti di vario tipo. L’allenatore e i giocatori avrebbero offerto a titolo gratuito la loro immagine alla catena Bagagli per fini pubblicitari. La Bagagli S.a.s. stipulò un contratto per la sponsorizzazione pubblicitaria con la U.S. Palermo S.p.A. nell’ambito del campionato nazionale di calcio 2002-2003, fino al campionato 2005-2006.

Per quanto riguarda invece Filippo Giardina si ritiene essere vicino ad alcuni affiliati, nello specifico a Milano, di cui è cugino acquisito, e a Giovanni Nicchi, elemento di spicco della famiglia di Pagliarelli, attualmente detenuto, la cui sorella lavorava presso uno dei negozi Bagagli intestati formalmente al Giardina.

Il collaboratore Manuel Pasta raccontò un curioso episodio, nel corso del quale, a seguito del mancato pagamento della somma di 3,000,00€ che Milano avrebbe dovuto corrispondere all’organizzazione mafiosa, venne versata della colla sulle serrature di alcuni punti vendita Bagagli. Giovanni Nicchi, in quell’occasione, durante una riunione tenutasi a Borgo Vecchio, affermò di considerare tali quote come un “doveroso contributo di solidarietà” per le famiglie dei detenuti, impegnandosi ad occuparsi di garantire i pagamenti, che però non vennero più eseguiti.

Filippo Giardina, insieme alla compagna Anna Fallucca e ai due responsabili del personale della società Bagagli, fu indagato nel 2015 con l’accusa di estorsione continuata in concorso. I quattro soggetti, attraverso minacce di licenziamento, costringevano i dipendenti dei negozi Bagagli (tra cui anche il negozio di corso Italia, a Catania) ad accettare stipendi inferiori a quanto riportato in busta paga, a lavorare con orario a tempo pieno pur percependo un salario da tempo parziale, a non ricevere la quattordicesima mensilità pur firmando la relativa busta paga, a rinunciare a una settimana di ferie all’anno e ad avere solo mezza giornata libera al mese invece che a settimana. Dopo le indagini, svolte dal Centro Operativo della DIA, Giardina e Fallucca furono rinviati a giudizio, ma il procedimento è ad oggi pendente in primo grado presso il Tribunale di Palermo.

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