Monreale, 13 febbraio 2019 – La sera del 27 giugno 1980, verso le 21.00, un aeromobile della compagnia Itavia, partito da Bologna e diretto a Palermo, venne abbattuto da un missile nei pressi dell’isola di Ustica. Nella strage rimasero uccisi tutti gli 81 occupanti dell’aereo, tra cui anche i monrealesi Giovanni e Antonella Pinocchio, e iniziarono le indagini per rivelare le dinamiche dell’accaduto. Dopo 39 anni di lotte, di sentenze e ricorsi, i familiari delle vittime aspettano ancora il risarcimento dovuto e lo Stato tenta ancora di sottrarsi a questo pagamento.
I ministeri della Difesa e dei Trasporti dovranno risarcire con 12 milioni di euro alcuni dei familiari delle vittime, ma la Corte ha dichiarato la prescrizione al risarcimento per depistaggio. La condanna era stata emessa dal tribunale civile di Palermo nel 2016, ma la strage già allora era datata di 36 anni.
I ministeri sono accusati di non aver garantito la sicurezza del volo, giacché è stato escluso che la causa della strage fosse imputabile a un attentato o a un cedimento strutturale. La Corte ha confermato il risarcimento da fatto illecito per 7 familiari, mentre altri 68 avevano ottenuto il risarcimento nel 2017.
Lo Stato ci aveva provato, tramite ricorso, ad opporsi alla sentenza del tribunale. Il collegio, presieduto da Antonio Novara, ha rigettato gli appelli dello Stato, dichiarando però la prescrizione per il reato di depistaggio. Dal 2017 questo è il quinto verdetto che rende giustizia ai familiari delle vittime, con un ritardo di quasi 40 anni.
“Questa sentenza si aggiunge alle altre – dice l’avvocato dei parenti dei passeggeri, Daniele Osnato – che, sempre in sede civile, hanno già restituito giustizia ai familiari, ricostruendo la verità dei fatti. Questa sentenza, tra l’altro, ha voluto ulteriormente precisare che non vi è mai stato alcun conflitto tra i giudicati penali e quelli civili. Atteso che nel processo penale non si è indagato sulla causa della caduta dell’aereo, ma piuttosto sulla penale responsabilità di taluni imputati in merito a specifici fatti di reato di natura omissiva. Ad oggi i ministeri hanno ostacolato non solo le legittime aspettative di verità e giustizia, ma persino le liquidazioni dei risarcimenti, disattendendo le sentenze e richiedendo di voler interamente compensare tali somme con eventuali vitalizi concessi ai figli delle vittime. Auspichiamo che chi di dovere, dai ministri al presidente del consiglio, si imponga per restituire dignità a chi non soltanto ha perso i propri genitori, ma anche subito per 39 anni gli effetti di un ignobile ed inaccettabile depistaggio e che, adesso, si vede negata la liquidazione di quanto disposto dalle sentenze emesse in nome del popolo italiano”.