Corleone, 7 gennaio 2019 – La moglie del capomafia chiede il sussidio di povertà al comune che dà il via libera all’INPS. Ma poi il sindaco cerca di fare chiarezza.
La notizia, data dal quotidiano Repubblica, riguarda la famiglia del capomafia di Corleone, Rosario Lo Bue, 75 anni, condannato a maggio dell’anno scorso dalla Corte d’Appello di Palermo alla pena di quindici anni di carcere.
La moglie, Maria Maniscalco, ha presentato il 25 novembre scorso istanza al comune per accedere al reddito di inclusione, previsto per le famiglie con ISEE inferiore a 6.000 euro.
La pratica sarebbe stata evasa velocemente dagli uffici del comune di Corleone, che avrebbero inoltrato la documentazione all’INPS. La procedura ha però subito una battuta d’arresto quando la redazione di Repubblica ha segnalato la notizia al neo sindaco del comune palermitano, Nicolò Nicolosi, che ha avviato un’indagine interna.
Il dubbio, ha dichiarato il primo cittadino, è che la famiglia del capomafia non sia nullatenente. Da qui la necessità di fare verifiche più approfondite. L’istanza della signora Maniscalco è stata quindi sospesa, ma non rigettata.
Una storia simile a quella che si era verificata nello stesso comune quando, a giugno 2017, i commissari avevano dovuto valutare la richiesta della famiglia di Totò Riina di ricevere il bonus bebè. Allora la richiesta era stata però respinta, reputando che la famiglia dell’ex capomafia non fosse nullatenente.