Bagheria, 9 novembre 2018 -Questa mattina i Carabinieri della Compagnia di Bagheria hanno avviato un’operazione, definita “Caronte”, per quello che si presenta, dopo quello di San Martino, il nuovo cimitero degli orrori della provincia di Palermo. Impiegati 80 carabinieri e un elicottero.
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10 persone coinvolte (per 7 disposti gli arresti domiciliari e per 3 il divieto di dimora), ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere, corruzione per esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio, abuso d’ufficio, violazione di sepolcro, vilipendio di cadavere, occultamento di cadavere, distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, nonché violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale.
Le indagini, avviate l’anno scorso, hanno portato a stabilire come a Bagheria, intorno alla gestione del cimitero comunale, ci fosse un’associazione a delinquere capeggiata da Pietro Mineo, che si occupava di controllare le estumulazioni e le tumulazioni, traendo profitti tramite attività reiterate di corruzione in violazione dei criteri di efficienza, trasparenza e buona organizzazione del servizio pubblico affidato al cimitero, oltre che in violazione del rispetto dei defunti.
Da maggio 2017 ad aprile 2018 i militari hanno potuto appurare diversi episodi di corruzione commessi da imprenditori locali del settore delle pomepfunebri, da cittadini privati, a favore dei dipendenti cimiteriali integrati nell’associazione a delinquere.
Gli inquisiti si occupavano di garantire una rapida tumulazione delle salme, indipendentemente dall’ordine cronologico di ingresso al cimitero, riducendo, così, notevolmente i tempi di attesa in camera mortuaria vista l’indisponibilità generale di loculi;
Sono stati riscontrati molteplici delitti contro la pietà dei defunti. Venivano deliberatamente liberati i loculi all’interno del cimitero da destinare a salme “segnalate” dai corruttori;
Dall’indagine è emerso come altre 34 persone, tra cui due funzionari del servizio cimiteriale del Comune di Bagheria, nonché impresari funebri operanti nel medesimo territorio e privati cittadini, siano responsabili, a vario titolo, di corruzione, favoreggiamento personale, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.
I militari hanno appurato anche come all’interno di una agenzia di pompe funebri di Bagheria avvenissero incontri tra mafiosi, di cui due interni alla gestione del cimitero.







