Monreale, 15 settembre 2018 – “Le uniche cose che ha fatto bene è attribuire incarichi legali a destra e a manca ad avvocati del proprio studio, e per questo i soldi ci sono sempre più di 400 mila euro all’anno che in 5 anni fanno più di 2 milioni di euro”. Queste le dichiarazioni che nel marzo del 2014 l’allora consigliere comunale Santo D’Alcamo (lista “Insieme”) rivolgeva contro il sindaco in carica Filippo Di Matteo.
Queste dichiarazioni sono valse a D’Alcamo una denuncia per diffamazione ed un rinvio a giudizio.
Martedì scorso, 11 settembre, si è celebrata la prima udienza che vede D’Alcamo imputato per il reato di cui all’art. 595 c 3 c. p..
L’ex sindaco, rappresentato dall’avv. Rosaria Messina, si è costituito parte civile contro D’Alcamo (attuale assessore della giunta Capizzi), accusato di avere offeso la reputazione dell’ex sindaco.
Al centro della vicenda il conferimento di incarichi legali da parte del comune.
Le dichiarazioni fatte da D’Alcamo, e diffuse tramite un comunicato stampa anche da questa testata giornalistica, secondo l’avv. Messina avrebbero sottinteso invece una gestione della cosa pubblica secondo logiche di mero interesse privatistico e personale, ledendo quindi l’immagine e la reputazione dell’ex sindaco. Da qui la richiesta di risarcimento dei danni subiti, patrimoniali e non.
Il legale precisa anche che i conferimenti degli incarichi legali avvenivano (e avvengono) attingendo dall’elenco di professionisti che si rendevano disponibili presentando i propri curriculum al comune (la cosiddetta short list). È il dirigente comunale, sulla base di una serie di valutazioni, a proporre al sindaco il nome del legale cui affidare l’incarico.
Santo D’Alcamo è difeso dall’avvocato Piero Capizzi, secondo il quale non vi sarebbero i presupposti del reato: “Il presunto fatto è maturato in un contesto di confronto politico per cui non costituisce reato. Le dichiarazioni non hanno nessun tono diffamatorio. Sono giustificate dal loro contesto”.
L’udienza è stata rinviata al 12/3/2019 per sentire i testi dell’accusa.