Monreale, 27 gennaio 2018 – Disagio, teppismo, ineducazione, noia. Cosa c’è dietro il bullismo della baby gang monrealese? Un corollario di esternazioni sono venute fuori in seguito all’articolo di qualche giorno fa in merito all’attacco da parte di un gruppetto di giovani ad un’auto. Gente preoccupata, stanca e anche pronta a difendersi se si presentasse la necessità. La notizia ha toccato gli animi di molti, tra i pensieri espressi c’è anche chi va oltre il gesto e prova a interpretare cosa ci sta dietro alle azioni di questi ragazzini. Sì perché la violenza contro l’auto dei disabili è solo uno dei tanti episodi che si sono susseguiti.
Molti pensano che alla base a mancare sia la buona educazione, tuttavia gli stili educativi non sono solo l’unica carenza del fenomeno che si manifesta per le vie cittadine di Monreale, esistono anche altri fattori che non vanno sottovalutati.
Per ora il fenomeno probabilmente non è ancora sinonimo di devianza-criminalità, ma l’iconografia di un disagio sociale che sfocia in dei comportamenti che sono sotto gli occhi di tutti e soprattutto di chi li subisce. Un linguaggio non verbale che la politica, la chiesa, gli insegnanti, le figure sociali, le forze di polizia, le associazioni e non ultimi i genitori dovrebbero ascoltare. Interrogarsi su come intervenire, qual è il contributo che ognuno per la fetta di appartenenza può dare a questi giovani che si affacciano alla vita e rappresentano il futuro della nostra società.
Proprio l’altro pomeriggio, un gruppetto di ragazzi giocava a pallone in piazza Guglielmo II, dove l’ingresso dell’aula Biagio Giordano rappresentava una delle porte del campo di calcio che non hanno. Qualche pallonata rimbombava anche sulla veranda di un locale. Altri ragazzi giravano in bici … di sottofondo tuonavano i petardi a due passi da vigili urbani e da alcuni giovani passanti che infastiditi sceglievano di non entrare nella villa comunale in cerca di uno spazio alternativo. Ma quale? La terrazza diroccata del Savoia? Le antiche vie del quartiere Ciambra? Oppure i gradini di piazza Inghilleri?
Quello che deve saltare agli occhi non è il fatto che questi giovani cittadini giochino con la palla per strada, del resto un po’ tutti l’abbiamo fatto, ma l’assenza di alternative di svago, di spazi. Monreale cosa offre alle nuove generazioni? Ha degli spazi ricreativi, ludici, di aggregazione? O è diventato un dormitorio, dove solo i più “fortunati” possono permettersi la palestra, le attività sportive, i corsi musicali e qualcos’altro? E gli altri?
I finanziamenti europei continuano a tornare indietro perché non utilizzati. In buona sostanza l’Unione Europea tra i pilastri, su cui ha stabilito i fondi, mette al centro traguardi ambiziosi nei cinque settori quali l’occupazione, l’innovazione, l’istruzione, l’integrazione sociale e il clima/energia. Non possiamo non sfruttarli.
Forse ritornare a ciò che è stato, come gli oratori, potrebbe essere uno dei primi passi per iniziare ad interessarsi dei giovani. Ristabilire la comunicazione, creare luoghi dove trovare figure carismatiche a cui far riferimento. Chi vive nei quartieri vicini o lontani al centro di Monreale sa bene che oltre la piazza Vittorio Emanuele esistono realtà sommerse che vivono ai margini della società.
C’è la necessità di attuare piani economici e politiche sociali che vedano coinvolti non solamente i ragazzi, in quel famoso sostegno alla genitorialità troppe volte dimenticato. Si tratta di una riqualificazione socio-ambientale. Non cadiamo nella superficialità che potremmo pagare a caro prezzo. Questo tra le emergenze che riempiono le compagini locali e anche nazionali.