Terremoto del Belìce: “Monreale non esiste più, è stata distrutta”. Le testimonianze dei monrealesi

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Monreale, 15 gennaio 2018 – “Monreale non esiste più, Monreale è stata distrutta”. Era questa la notizia che si diffuse a Palermo in quel lontano 1968, quando nella notte fra il 14 e il 15 Gennaio avvenne uno dei più gravi terremoti italiani del Secondo dopoguerra che interessò la valle del Belice. I paesi più colpiti dalla scossa della notte del 15 gennaio furono Gibellina, Salaparuta, Santa Ninfa, Montevago, Partanna, Poggioreale e Santa Margherita Belice, nelle province di Trapani e Agrigento.

I pochi mezzi di comunicazioni esistenti erano stati interrotti e le strade erano bloccate e mettersi in contatto con Monreale non era semplice, per quei monrealesi che per motivi diversi si trovavano a Palermo. “Un lungo boato, il vento e poi iniziò a tremare tutto”, è la testimonianza di un uomo, oggi settantenne, che 50 anni fa ha vissuto il terremoto del Belìce. “Il pavimento sussultava violentemente sotto i nostri piedi, i vetri tremavano e impauriti non sapevamo che fare, così mio padre decise di andare nella casa di campagna”.

Diverse persone in cerca di un luogo più sicuro si trasferirono nelle campagne del paese. “Era tanta la gente che si è riversata in strada a Monreale, in cerca delle zone più sgombre da edifici”, ricorda un testimone che nel 1968 aveva 20 anni. “Con l’unica macchina che avevamo ci siamo spostati in campagna, lì ci raggiunsero anche altri parenti e ci siamo sistemati nelle stanze che c’erano a disposizione, sembrava una scampagnata notturna”. 

“Mi trovavo in ospedale e sentii il letto tremare, mi svegliai di soprassalto pensando che fosse la donna del letto accanto invece no … iniziai a sentire le grandi vetrate dell’ospedale Civico vibrare … era il terremoto. Le suore si misero a pregare lungo il corridoio, scongiurando il peggio”. La testimonianza di una donna monrealese che in quei giorni diede alla luce un bambino a Palermo. 

Il 90 per cento degli edifici delle località colpite subì danni irreparabili. Per queste ragioni il paese di Poggioreale, in cui abitavano circa quattromila persone, fu abbandonato e ricostruito alcuni chilometri più a valle. Anche Gibellina fu abbandonata e ricostruita, ma divenne anche un importante centro per l’arte contemporanea perché il sindaco Ludovico Corrao chiese di ricostruire il paese a decine di artisti, letterati e architetti di fama mondiale.

 

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