“La muratora”. Il racconto di Filippa Gracioppo

Con questo primo racconto apriamo lo spazio a disposizione degli scrittori. Inviateci i vostri racconti, i romanzi, le fiabe, le favole. Le pubblicheremo

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Monreale, 19 novembre 2017 – Si apre oggi sul Vostro quotidiano lo spazio dedicato agli amanti della scrittura, che hanno accettato il nostro l’invito di fare conoscere le loro produzioni pubblicandole su questa testata giornalistica.

Il primo autore che conoscerete è Filippa Gracioppo, che ci ha inviato alcuni suoi racconti. Ne pubblicheremo alcuni la domenica e il mercoledì. Cominciamo oggi con “La muratora”.

Ma chi è Filippa Gracioppo? Le abbiamo chiesto una breve biografia.

Insegnante, laureata in lettere presso l’Università degli studi di Palermo e diplomata nella suola di archivistica di Palermo. Originaria di Cattolica Eraclea (AG), ha vissuto a Venezia e ad Asti. Attualmente vive e lavora a Palermo. Appassionata di teatro, ha recitato per il Teatro della Murata di Mestre e per il Teatro Atlante di Palermo. Coltiva l’hobby della fotografia, soprattutto della street photography. Scrive favole e racconti brevi dal 2012. Nel 2014 ha pubblicato una raccolta di racconti dal titolo Manichini e passanti con Ilmiolibro self publishing.

La muratora

   Apro la porta e la richiudo dietro di me. Aspetto il mio turno. Dopo un’attesa di due ore finalmente tocca a me. La Signorina dell’agenzia interinale mi pone una serie di domande e mi fa compilare un modulo. Precedenti lavori: sì, laurea: sì, master: sì, conoscenza dell’inglese: sì, competenze informatiche: sì. Non mi manca niente, sono provvista anche di una discreta bella presenza. Ci sarebbero tutti i presupposti per ottenere un lavoro stabile e remunerativo. Le racconto la mia storia, come si fa dallo psicologo. 

   Sono stata licenziata tre mesi fa e non dispongo dell’assegno di disoccupazione perché lavoravo in nero. Il mio ex datore di lavoro mi illudeva che prima o poi mi avrebbe assunta con contratto a tempo indeterminato e io ci credevo e davo il massimo, a volte rimanevo in ufficio fino a tarda notte. Sacrifici ne ho fatti ma alla fine il mio ex datore di lavoro ha assunto con contratto a tempo indeterminato il figlio neo-laureato del suo caro amico Alberto. Per me non c’era più posto perché sa… c’è la crisi, e mi ha licenziata senza preavviso. Mi sono ritrovata senza un’occupazione da un giorno all’altro. Sono stata presso tutte le agenzie di lavoro della città senza riuscire a trovare nulla, ho mandato curricula a destra e a manca. Non ho più dove sbattere la testa. Sono disperata. 

La prego, mi aiuti. 

Ed è uno.

   La Signorina dell’agenzia interinale studia il mio curriculum. Ogni tanto annuisce. Poi dà un’occhiata veloce al suo computer e con totale indifferenza mi dice: spiacente ma al momento non ci sono occupazioni adatte al suo curriculum. 

Lo immaginavo.

   Non importa, le dico, non è il lavoro che si deve adattare a me. Sono io che posso adattarmi a qualsiasi lavoro. Del resto, si sa, c’è la flessibilità. Mi va bene anche lavare i piatti. Faccio qualsiasi cosa. Ho bisogno di un lavoro. 

La prego, mi aiuti. 

Ed è due.

   E’ inutile, al momento non possiamo farle nessuna proposta di lavoro. Torni il prossimo mese. Signorina, provo a spiegarle, io il prossimo mese sarò in mezzo alla strada se lei non mi offre un lavoro adesso. Ho l’affitto da pagare e ho dato fondo a tutti i miei risparmi. Se non pago la mensilità del mese corrente il proprietario mi butta fuori di casa. 

La prego, mi aiuti. 

Ed è tre.

   La Signorina mi guarda rammaricata e piamente mi dice: perché non torna a vivere con i suoi genitori… così ha risolto il problema! Signorina, provo a spiegarle, i miei genitori sono morti entrambi. Non le hanno lasciato una casa? No, sono sempre stati in affitto. Vada da un fratello, allora! Non ho fratelli. Vada da un parente prossimo! Il parente più prossimo è una zia che vive in Puglia, l’ho vista al massimo una dozzina di volte nell’arco dei miei trentasei anni, credo non si ricordi nemmeno che esisto. Non ha un fidanzato che possa aiutarla? No, non ce l’ho un fidanzato. Un’amica che possa ospitarla per un po’? 

   Signorina, provo a spiegarle, io sono pugliese, mi sono trasferita in questa fredda e nebbiosa città da qualche anno. Tutti sono diffidenti con me. Sono straniera per i cittadini di questa città. Non ho amici ma solo conoscenti. Come folgorata da un’illuminazione divina, osanna: torni in Puglia allora!

   Signorina, provo a spiegarle, io non ho una casa dove tornare. E poi, se non trovo lavoro qui al Nord, come può pensare che io possa trovarlo al Sud? Non ha visto i dati statistici? E’ più difficile trovare lavoro nel Meridione! Le è rimasto qualche amico in Puglia? 

   Signorina, provo a spiegarle, io manco dalla mia terra da anni… i miei vecchi amici hanno preso altre strade, la maggior parte vive e lavora all’estero. Benissimo, mi dice, allora vada all’estero! Magari i suoi amici possono procurarle un lavoro!

   Ma Signorina, non li sento da tempo, oramai siamo rimasti amici solo su Facebook… mica posso presentarmi a casa loro così di punto in bianco… Certo che no, li chiami prima di andare! 

   La pazienza ha un limite, si sa, e a me non ne rimaneva ancora molta. Guardo la Signorina nel fondo degli occhi e le spiego: qui il punto non è chi può ospitarmi. Magari la trovo anche un’anima pia disposta ad ospitarmi per un po’ ma quanto ancora posso tirare a campare? Come faccio a vivere senza un lavoro? Ho bisogno di un lavoro! Lei deve trovarmelo.

Mi aiuti,  la prego. 

Ed è quattro.

   Mi resi conto che fino ad allora avevo pregato solo al cospetto della Madonna, degli Angeli e dei Santi. Che strana sensazione pregare qualcuno in carne ed ossa… mi fa sentire piccola e insignificante, una specie di anima in pena del purgatorio. La persona che riceve le preghiere invece deve sentirsi grandiosa e onnipotente, una specie di dio minore.

   La Signorina dall’alto della sua onnipotenza dà un’altra occhiata veloce al suo computer. Mi spiace, cercano solo come muratore, lei è un architetto… come vede non abbiamo nulla da offrirle.

   Mi va bene anche fare il muratore, anzi la muratora! La signorina ride come se avessi fatto una battuta. No, non è una battuta. Dico sul serio. Vedo tornare serio il volto della signorina. Ne è sicura? Certamente. Potrebbe essere un problema il fatto che lei sia donna, attenda un attimo. Fa una telefonata, prende un appunto su un bigliettino. Me lo porge: si presenti a questo indirizzo domattina alle sei.

   Da allora sono passati due anni. Una volta facevo l’architetto. Adesso faccio la muratora. Non è esattamente quello che mi aspettavo dalla vita ma almeno sopravvivo e ho un tetto sulla testa. Mi alzo all’alba e la sera, quando rientro a casa in sella alla mia bici, sono stanca morta. Di notte sogno ancora di fare l’architetto. Mi poteva finire peggio… potevo finire sotto un ponte a fare la clochard. 

“Choosy”? No, io no.

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