Monreale, 22 maggio 2017 – Ecco chi era Giuseppe Dainotti, ucciso questa mattina da un commando armato a Palermo, all’interno del popolare quartiere Zisa di Palermo. L’uomo è stato raggiunto alla testa da alcuni colpi di pistola sparati da due killer a bordo di una moto.
Dainotti aveva finito nel 2014 di scontare una pena all’ergastolo, tramutata poi a 30 anni, per la vile uccisione del del capitano dei carabinieri D’Aleo.
Lo stesso boss di Portanuova è stato ritenuto responsabile di una delle rapine più spettacolari della storia palermitana messa a segno durante la notte del 13 agosto 1991, al banco dei pegni della Sicilcassa di via Calvi. In 7 entrarono all’interno del caveau, saccheggiando oggetti preziosi di ogni tipo per un valore di 18 miliardi di lire.

Il colpo venne fatto da ladri professionisti, vicini a Salvatore Cancemi, noto personaggio di spicco della famiglia di Porta Nuova. Dainotti, factotum di Cancemi, ebbe il compito di custodire la refurtiva per poi fonderla e regalarla al capo dei capi Totò Riina.
Tra gli altri reati Dainotti è stato ritenuto responsabile, poi graziato dalla Cassazione, per un caso di lupara bianca. Quello di Antonino Rizzuto, scomparso a Palermo nel 1989. Nel 2014 è tornato in libertà grazie alla legge Carotti ma la mafia non conosce perdono, il destino dell’uccisore del Capitano Basile era ormai segnato, i boss lo volevano morto.