Palermo, 18 novembre – Era il carburante della mafia, di Cosa Nostra, secondo gli investigatori del Nucleo speciale di Polizia valutaria. Le fiamme gialle hanno sequestrato stamattina due impianti che erano riconducibili al vecchio boss Cosimo Vernengo, per il quale è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Qualche mese fa Vernengo era stato arrestato e messo in cella con l’accusa di estorsione, avrebbe eseguito infatti richieste estorsive ai titolari di una sala bingo del quartiere Guadagna di Palermo ma era riuscito a tornare libero per motivi di salute.
Così a finire sotto sequestro sono stati gli impianti di rifornimento di carburante Q8 di Giuseppe Farina, che si trova in viale Regione Siciliana 2028, nella zona di Pagliarelli, e il Fuel di Antonino Sampino, di via dell’Olimpo 30. Farina e Sampino, imparentati con Vernengo, ne sarebbero divenuti i prestanome. Sequestrata anche la Gpv Service, impresa con sede in via Paternò che si occupa di rimessaggio barche.
Cosimo Vernengo ha 52 anni ed in passato ha rischiato la pena del carcere a vita perchè coinvolto nella strage di via D’Amelio. Fu poi scarcerato grazie alla scoperta dei “falsi pentiti”. Cosimo Vernengo era stato arrestato nel 1994 e nel 1999 fu assolto dalla Corte d’Assise di Caltanissetta ma fu condannato a 10 anni per associazione mafiosa. Nel 2002 arrivò una sentenza di carcere a vita ma si dette alla latitanza. Dopo due anni fu sorpreso a Monreale all’interno di una palazzina. Nel 2011 la nuova scarcerazione dopo che il processo per l’eccidio di via D’Amelio è stato azzerato.
Una volta tornato in libertà Vernengo ha ripreso i contatti con la criminalità organizzata e avrebbe individuato una serie di imprese che, secondo le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, ha fatto intestare ai parenti, fra cui il figlio e il genero.