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Il Tabernacolo di San Castrense torna a riflettere la “luce” del divino

Monreale, 17 novembre 2016 – La luce, protagonista della cerimonia che ieri pomeriggio ha animato la comunità di San Castrense, ha accompagnato i diversi momenti dell’incontro facendosi atmosfera e nello stesso tempo evocazione del trascendente. Il prezioso tabernacolo, restaurato grazie all’impegno di don Antonio Crupi, parroco della Chiesa, e della comunità parrocchiale che ne ha sostenuto l’onere economico, è tornato, dopo più di cinquant’anni, a riflettere quella “luce” che nella simbologia religiosa è “imago” del divino.

L’operazione del restauro, come ha sottolineato la prof.ssa Maria Concetta Di Natale, direttrice del Museo Diocesano di Monreale, assume, infatti, una valenza non solo scientifica e storica, ma anche, e soprattutto, devozionale così come un’opera d’arte sacra impone. E il tabernacolo, che nella liturgia cristiana accoglie il rinnovarsi del sacrificio pasquale, è il “veicolo” più immediato per riappropriarci della nostra identità religiosa.

Proprio l’espressione del credo professato, che nel Tabernacolo trova “voce”, è stata al centro della riflessione di don Antonio Crupi che, visibilmente emozionato, ha fatto da padrone di casa alla manifestazione. Anche il restauratore, il maestro argentiere Mauro Gelardi, dopo avere illustrato le varie fasi dell’intervento di ripristino dell’opera, ha posto l’accento su come la “ricetta” per la “cura” di un oggetto come il Tabernacolo sia stata coerente con la natura sacra dell’opera con un’attenzione sempre rivolta al messaggio di fede in essa contenuto.

La coraggiosa operazione realizzata, che dunque va connotata in termini di intensa devozione oltre che di recupero di un ricco passato, appare quasi rappresentata nella “Parabola dei talenti” scelta da Mons. Pennisi per la celebrazione; la scelta portata avanti con fiducia e responsabilità dall’intera parrocchia evoca proprio l’atteggiamento   fiducioso di quel servo che, con devozione e impegno, si adopera per mettere a frutto i “doni” di cui è stato beneficiato e per vivere con riconoscenza e propositività le opportunità ricevute.

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