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Ospedale di Corleone. Mentre si discute sulla possibile chiusura i medici chiudono battenti

Rientra tra gli Ospedali di zona disagiata, l’ospedale di Corleone è al centro di diverse discussioni dovute alla precaria situazione logistico-organizzativa che ne sta delineando una possibile chiusura. Scelta non del tutto comprensibile, visto che il 30 settembre presso l’Ospedale “Dei Bianchi” si è svolta l’inaugurazione di due sale parto travaglio per un costo complessivo di circa 112 mila euro, somma investita anche per le apparecchiature di ultima generazione. Spese che andrebbero vanificate da una ipotetica chiusura. O forse incomprensibile risulta la somma investita in una struttura che rientra in quella mappa tracciata dal Governo, sottoscritta con le Regioni, che prevede che l’Ospedale di Corleone assista i pazienti per le prime cure di emergenza?

Il Comitato Pro Ospedale grida: “l’Ospedale di Corleone non si tocca”. Il Presidente di ORA Corleone, Crapisi sostiene: “Il minimo che chiederemo è il rispetto del decreto Balduzzi, ispiratore della riforma, che prevede per gli Ospedali disagiati la presenza del Pronto Soccorso, ma non ci fermeremo a ciò. Vanno difesi tutti i reparti presenti e va discussa l’organizzazione del 118 per evitare che ci possano essere zone del corleonese che siano impossibilitate ad avere in tempi celeri un’ambulanza medicalizzata”. Mentre il Prof. Tomasello di Medicina di Chirurgia Generale, dopo mesi di sacrifici personali offerti alla cittadinanza di Corleone (ed interland), preannuncia la chiusura del Servizio di endoscopia digestiva nella struttura.

“Dal mese di marzo scorso mi occupo del servizio di endoscopia diagnostica ed operativa presso il P.O. “dei Bianchi” con cadenza settimanale – dichiara in una Nota Tomasello –  considerate che, grazie all’attivazione del detto Servizio, i pazienti che debbono sottoporsi a gastroscopia o colonscopia non debbono più raggiungere Palermo per eseguire l’esame ma possono recarsi nel P.O. di Corleone. Purtroppo – continua il Chirurgo – la convenzione che mi permette di prestare il mio servizio presso la Struttura Ospedaliera è già scaduta nel mese di marzo scorso ed attualmente si lavora in un regime molto precario di prorogatio in attesa che la convenzione venga rinnovata. Il Sig. Direttore Generale dell’ASP 6, più volte sollecitato sull’argomento, non ha ancora dato disposizione ai suoi Uffici circa il rinnovo”.

Una delle cause della precarietà della situazione ospedaliera trova radici nel decreto  70/2015  in cui vengono definiti i “Nuovi standard ospedalieri” e nella “Spending Review” del 2012. Le preoccupazioni degli specialisti medici vertono sull’eccessiva riduzione dei posti letto e sulla riduzione del numero di strutture complesse e conseguentemente del numero dei direttori. Definito da alcuni un atto programmatico che risulta essere un attentato alla sicurezza dei siciliani, da altri piano contro la salute, altri ancora affermano che cerca di far tornare il sistema indietro di 15 anni.

Un restyling della rete ospedaliera necessario a far rientrare la Sicilia entro i paletti del decreto Balduzzi. Tre mega ospedali (Hub), quindici un po’ più piccoli (detti spoke), 23 presidi ospedalieri di base, 7 ospedali in zone disagiate e tre ospedali di comunità. Gli «spoke» saranno il Policlinico, il Buccheri La Ferla e Villa Sofia – Cervello. I presidi ospedalieri di base che mantengono almeno quattro reparti come la chirurgia generale, la medicina generale, pronto soccorso, e ortopedia, saranno l’Ingrassia, il Civico di Partinico, il «Cimino» di Termini Imerese e il Giglio di Cefalù. Restano gli ospedali di Corleone e Petralia Sottana per le prime cure di emergenza.

 

 

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