PIOPPO (MONREALE) – Mancanza della relazione ufficiale che avrebbe autorizzato il taglio dell’albero, discutibile condizione di pericolo che ne avrebbe reso necessaria l’eliminazione, ma anche dubbia legittimità del comune ad intervenire su un terreno non di sua proprietà.
Su questi tre gli elementi potrebbe nascere un contenzioso tra un privato cittadino, residente a Pioppo, e il comune di Monreale.
Intorno alla questione dell’eliminazione del cipresso nato spontaneamente sul ciglio della strada provinciale appena fuori l’abitato di Pioppo diversi residenti della frazione non vogliono passare sopra. E preannunciano la loro intenzione di sostenere anche economicamente il proprietario del terreno che intende adire le vie legali contro il comune. Perché oltre tutto, quel cipresso sorto spontaneamente circa 20 anni fa, aveva un valore simbolico e affettivo per la comunità di Pioppo.
“Il terreno dove c’era il cipresso è di proprietà di mio padre Vincenzo – dichiara Giuseppe Gorgone -. Non abbiamo mai dato alcuna autorizzazione al comune per procedere al taglio, né tantomeno mi era stata intimato di farlo, data la sua presunta pericolosità”.
“Stava lì da vent’anni, nato spontaneamente e cresciuto in mezzo a mille avversità”
L’albero è stato tagliato alla base prima di Natale. Ne è rimasto un ceppo di 50 centimetri. Come abbiamo scritto in un precedente articolo, era stato tagliato dal comune perché ritenuto pericoloso in caso di forte vento. Ma dell’ordine di servizio che sarebbe stato dato dagli uffici al personale addetto al taglio non c’è alcuna traccia. Secondo quanto ci risulta non ci sarebbe mai stato. “Chi allora ha autorizzato l’operaio ad intervenire?” Questa è la prima domanda che si pone il proprietario del terreno, ma anche i tanti residenti che pretendono di conoscere il perché di questa decisione, anche perché – sostengono – quell’albero non poteva costituire alcuna forma di pericolo, neanche in caso di forte vento.
“Il cipresso comune – sostengono alcuni esperti del settore -, per le caratteristiche dell’apparato radicale e la resistenza del tronco e dei rami, è utilizzato universalmente per formare barriere frangivento. Quindi questi paventati rischi per la incolumità pubblica dovuta ad una eradicazione o a una rottura incombente di parti della pianta non c’erano affatto. A maggior ragione se consideriamo l’altezza contenuta della pianta”.
I residenti chiedono al comune di rispondere a queste domande, alle quali se ne aggiunge un’altra. “Come è possibile che il comune sia intervenuto su un terreno privato?”
Come si può vedere dalle immagini, l’albero era nato sul ciglio della strada al di fuori di una recinzione, condizione che avrebbe potuto fare pensare che si trovasse in un’area pubblica. Ed invece sembra che la proprietà privata si estenda di poco più di un metro oltre la barriera. Così sostiene il proprietario del terreno attiguo. Un ulteriore elemento sul quale, se confermato, il comune sarebbe chiamato a rispondere dinanzi al giudice. “Perché – ci confermano diversi residenti – passato il capodanno daremo l’incarico ad un legale”.