Segnala a Zazoom - Blog Directory

La vittoria di Lula nel segno di una inversione di tendenza della sfiga?

Dal Brasile arriva un monito sul rischio, a tutte le latitudini, di scivolare quasi inconsapevolmente in situazioni da regimi autoritari

La fine del mese di Ottobre ci ha portato non poche novità sul piano politico e diversi argomenti di discussione che via via mi permetterò di sottoporre a disamina, non rinnegando certo le mie convinzioni ma senza preconcetti condizionamenti, via via che il nuovo Governo di destra tradurrà in provvedimenti e proposte di legge gli annunci pre e post campagna elettorale.

In attesa di tutto ciò, la mia attenzione è stata attratta dalle elezioni brasiliane che hanno visto l’ex sindacalista Luiz Inácio Lula da Silva spuntarla su Bolsonaro nelle elezioni presidenziali e preciso fin d’ora, a scanso di equivoci, che le mie riflessioni non sono generate dall’insediamento del neo Presidente del Governo Italiano né a questa/o riferite.

Attribuisco a quella vicenda elettorale sudamericana una tale importanza che, confesso, essendo andato a dormire quando ancora l’esito appariva assolutamente incerto, durante la notte, d’istinto diciamo, mi son preso la briga di guardare gli aggiornamenti sul cellulare e scoprire con estremo compiacimento che Lula ha vinto anche se con un margine non elevatissimo.

Secondo un perverso filo conduttore che sembra attraversare molti importanti Paesi del Mondo, la scelta era tra due contendenti ultrasettantenni che, con le dovute ragguardevoli differenze che proverò ad accennare, non sono il prototipo di una politica moderna al passo coi tempi.

Questa, se ce ne fosse bisogno – ma persino gli USA sono stati e sono un esempio in quel senso – è la ulteriore dimostrazione di una incapacità degli anni duemila di creare nuova e credibile classe dirigente.

Il mio compiacimento di certo deriva da quanto visto dell’opera di Bolsonaro in questi anni, personaggio che si fregia appartenere a un Partito Liberale che di libero e liberale aveva poco o niente. Una pallida parvenza di regime democratico solo all’apparenza, visto che l’ex ufficiale dell’esercito ha fatto strame di ogni principio di libertà e democrazia.

Ha incarnato uno dei principali protagonisti del populismo più becero, ma di quelli che non hanno saputo né voluto fare a meno del ricorso alla violenza ogni qual volta l’ex Presidente rischiava contestazioni.

Ha cavalcato una retorica bellicosa nei confronti delle rivendicazioni delle minoranze e della presunta ideologia gender”. Durante i quattro anni della sua amministrazione, Bolsonaro ha abbassato le tasse per i più ricchi, ha riformato le pensioni, reso più semplice l’accesso alle armi e ridotto i budget destinati alla tutela dell’ambiente e in particolare della foresta amazzonica.

La sua mancata rielezione, la prima a mia memoria negata a un presidente brasiliano, è stata molto probabilmente causata dalla disastrosa gestione della pandemia da Covid 19 in chiave negazionista che ha provocato quasi settecentomila morti nel pur vastissimo e popolosissimo Brasile. In minor misura potrebbe pure aver contribuito lo scempio ambientale, naturalistico e non solo che ha perpetrato sulla foresta amazzonica e sui suoi nativi.

Sarebbe troppo lungo l’elenco delle nefandezze messe in campo da Bolsonaro, ma non è questo il punto. Chi volesse appagare la propria curiosità potrà farlo con facile ricerca sul web.

Mi interessa sottolineare come pure il neo Presidente Lula non abbia un curriculum ineccepibile, seppure gli è stato ampiamente riconosciuto di esser stato l’artefice, durante i suoi due mandati da Presidente, di una crescita economica e sociale mai registrata prima. E non va sottaciuto come Egli abbia subito una condanna per corruzione che lo ha portato a una non brevissima reclusione ma che è stata annullata dalla Corte Suprema brasiliana con sua piena riabilitazione.

Ma neppure va sottaciuto come Lula non abbia nascosto il suo atteggiamento di accondiscendenza a dir poco nei confronti di Putin nel frangente Guerra contro l’Ukraina.

Ferme restando le brevi osservazioni fatte, permane il segnale altamente positivo di una vittoria del diritto a una convivenza democratica scevra dal ricorso alla violenza che può e auspico possa far uscire il Paese Sudamericano da una marginalità cui Bolsonaro l’ha costretta nel periodo della sua presidenza.

Non va dimenticato, ed è la ragione per cui si è individuato nei motivi espressi sopra la chiave della debacle, che Bolsonaro ha riscosso più di 50mil. di voti e ha perso per una differenza con Lula di circa 2mil. di consensi, pur tuttavia considerando che non si è privato del tentativo in chiave militaresca di impedire materialmente il voto ai cittadini di quell’area del Paese tradizionalmente favorevole al suo avversario.

Aldilà della contingente preoccupazione che Questi mediti in queste ore di fare qualche colpo di mano in stile militare, resta il segnale di un assetto democratico fragile.

Fragile, osserveremo però, non meno di tante altre realtà nazionali dappertutto nel Mondo.

Ho colto il segnale arrivato dal Sudamerica come una breccia positiva nella perenne negatività che sembra averci pervaso da quasi tre anni ormai.

Resta però questo segnale una avvertenza e un monito a ché – ribadisco senza preconcetti o pregiudizi – si vigili tutti, ponendo lo sguardo attento a tutte le latitudini perché il rischio di scivolare quasi inconsapevolmente in situazioni da regimi autoritari parrebbe, almeno a chi scrive, molto più elevato di quanto immaginano almeno i tanti, molti a ragione di situazioni personali difficili altri meno, che trascorrono una discreta parte della loro giornata a lamentare disastri del vivere quotidiano e auspicano l’avvento di (pseudo)soluzioni drastiche.

Elevare il livello degli interventi statali comporta il rischio che qualche governante si senta autorizzato, quasi investito, nel senso dell’autoritarismo. E di questo è indispensabile essere e rimanere consapevoli.

Non si sottovaluti come il non auspicabile avvento di regimi poco o per nulla democratici alle porte di casa nostra implica delle conseguenze gravi che possono influire sulla nostra vita quotidiana. 

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.