Da qualche giorno si nota attorno all’abside meridionale di San Pietro della Cattedrale di Monreale un ponteggio che rivela i prossimi lavori di intervento sul monumento.
“Da qualche tempo era stato notato nella parte sommitale dell’abside meridionale sinistra del Duomo, la caduta di alcune decorazioni di pietra lavica che erano state inserite intorno gli anni ’60 per il restauro delle fasce musive”. A parlare è don Nicola Gaglio, parroco della Cattedrale che, avendo notato il problema si è subito attivato avviando il giusto processo di restauro dell’importante parte del monumento arabo-normanno patrimonio Unesco.
“Dal basso si notavano oltretutto delle fessurazioni degli impasti che rivelavano l’urgente necessità di attivare gli opportuni interventi. Abbiamo così deciso di chiamare una ditta di fiducia specializzata in questo tipo di lavori che ha stilato un progetto presentato alla Sovrintendenza che, dopo le opportune verifiche, ha dato il via alle operazioni di restauro. L’intervento, certamente non di poco conto, è interamente finanziato da fondi propri derivanti dai contributi dei gruppi di turisti e visitatori”.
Importante notare come sia fondamentale la buona gestione del monumento e dei proventi derivanti dai gruppi di turisti che vengono reinvestiti per mantenere e conservare la struttura. Si nota, chiedendo un po’ in giro, come la gente, soprattutto del luogo o proveniente da territori limitrofi, sia restia ad accettare di pagare un contributo per l’accesso di determinate zone del complesso monumentale. Cosa che non succede invece con i turisti stranieri o provenienti dalle regioni del nord Italia, per i quali è assolutamente “normale” pagare per visitare un monumento. A questo punto è opportuna una precisazione: è chiaro che la chiesa, in quanto tale, è e deve essere libera e gratuita ma è altrettanto giusto che alcune parti debbano essere tariffate, come d’altronde la CEI stessa ha concesso.
“Abbiamo fatto dei rilievi con delle apparecchiature particolari che ci hanno permesso di avere delle immagini ad alta risoluzione della zona absidale compromessa – dichiara Gaetano Scancarello, proprietario dell’impresa esecutrice dei lavori con 42 anni di attività alle spalle -. Per il progetto di restauro, oltre all’esperienza maturata, è stato necessario l’utilizzo di tecnologie idonee. Si è reso necessario un rilievo aereo con drone, un rilievo tramite laserscanner per le geometrie e le immagini tridimensionali, oltre ad un ingranditore ottico che ci ha permesso di esaminare le parti maggiormente compromesse senza necessità di ponteggio o interventi in fune. Adesso, montato il ponte e avuto l’ok dalla Sovrintendenza, procederemo a prendere tutte le decisioni tecniche più opportune come i prodotti specifici da utilizzare o gli intonaci più adatti. Restaureremo così la parte evitando pericolose infiltrazioni d’acqua che, se si verificassero, potrebbero danneggiare i mosaici interni”.










