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Roccamena, deviato il percorso della processione di Sant’Antonio, vietata via Nuova

Vietati i passaggi nelle vie abitate da soggetti condannati per mafia, a stabilirlo protocollo tra Prefettura e Arcidiocesi di Monreale

ROCCAMENA – La processione anche quest’anno è partita regolarmente. Giovedì 14, intorno alle ore 20,30, il fercolo di S. Antonio è uscito dalla chiesa del SS. Salvatore, portato dai confrati per le vie del paese di Roccamena, per farne rientro dopo poco più di un’ora.

Per la comunità del piccolo comune palermitano si è trattato di un momento importante di comunione e di raccoglimento, tanto atteso dopo il fermo dovuto alla pandemia da covid.

Ma rispetto agli anni precedenti il percorso seguito dalla processione di ieri ha subito una modifica significativa. 

Un vertice tenutosi tra la Prefettura e l’Arcidiocesi di Monreale guidata da Mons. Michele Pennisi (Arcivescovo che il 31 luglio passerà il testimone a Mons. Gualtiero Isacchi) ha stabilito una serie di criteri ai quali si devono attenere le processioni religiose. L’obiettivo è quello di evitare che un evento religioso possa essere strumentalizzato da soggetti contigui ad ambienti criminali. 

Nessun inchino dinanzi alle residenze appartenenti a soggetti condannati per mafia, mentre in alcuni casi si è vietato direttamente il passaggio dinanzi a queste abitazioni. 

Ed ecco che a Roccamena il percorso del Santo quest’anno ha subito delle deviazioni, così da evitare via Nuova.

Il protocollo antimafia che porta la firma di Pennisi e del Prefetto prevede delle eccezioni, ad esempio nel caso in cui l’abitazione del mafioso dovesse trovarsi lungo il corso principale del comune, oppure nella piazza in cui si trova la chiesa o le chiese dalle quali il fercolo dovrà uscire o entrare. In quel caso il percorso tradizionale non può subire variazioni, ma nessuna sosta deve essere fatta dinanzi alla casa, né tantomeno vi possono essere eretti altarini. È il caso, a Roccamena, di via Roma.

Prevista anche la certificazione antimafia per le confraternite impegnate nella manifestazione.

Sempre le confraternite erano state già messe sotto la lente di ingrandimento di Mons. Pennisi che aveva scritto nero su bianco che nessun soggetto condannato per mafia ne potesse prendere parte, così come ha stabilito che tutte le donazioni fatte ai comitati organizzativi delle feste patronali venissero debitamente rendicontate.

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