Si celebra oggi la Giornata mondiale dell’acqua (World Water Day), ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, risultato della conferenza di Rio. Il tema di quest’anno è il legame tra acqua e cambiamenti climatici.
L’obiettivo della giornata è quello di sensibilizzare le Istituzioni mondiali e l’opinione pubblica sull’importanza di ridurre lo spreco di acqua e di assumere comportamenti in vista del cambiamento climatico che in questi giorni è sempre più responsabile della siccità.
Negli ultimi anni l’acqua si è trasformata da bene comune a spreco comune. Questo appellativo deriva dal fatto che l’acqua sprecata è superiore a quella utilizzata. Basti pensare a quella utilizzata per le lavatrici, per la pasta, per lavare i piatti e quella che usiamo in lavastoviglie, viene tutta buttata via. In Italia siamo tra i primi in Europa per consumo medio quotidiano.
Se pensiamo, infatti, che 50 litri sono il quantitativo minimo vitale giornaliero, certamente potremo ridurre gli attuali circa 230 litri medi al giorno pro capite, facendo più attenzione agli usi e agli sprechi. Le statistiche fornite dall’ISTAT ci dicono poi che la spesa mensile media delle famiglie italiane è di 14,68 euro per la fornitura di acqua nell’abitazione, e nonostante
l’indiscussa qualità della nostra acqua potabile, ammonta ancora a circa 12 euro la spesa mensile per l’acquisto di acqua minerale.
Quest’anno la ricorrenza è ancora molto più importante per un altro fattore, la siccità, che ci tocca ancor più da vicino poiché al Nord Italia non piove da mesi e se la situazione siccitosa dovesse proseguire potranno verificarsi dei problemi molto critici.

Secondo il Wwf sono circa 4 miliardi di persone, più della metà della popolazione mondiale, che sperimentano già una grave carenza d’acqua per almeno un mese all’anno. Tra il 1970 e il 2019, il 7% di tutti gli eventi catastrofici nel mondo sono stati legati alla siccità, ma hanno contribuito a ben il 34% delle morti legate ai disastri.
Sempre più persone (circa 700 milioni) sperimentano periodi di siccità più lunghi rispetto al 1950. I rischi di siccità aumenteranno nel corso del XXI secolo in molte regioni, incrementando i rischi per l’intera economia. La popolazione globale esposta a siccità estrema ed eccezionale aumenterà dal 3% all’8% nel 21esimo secolo.
I fenomeni estremi legati alla crisi climatica provocano anche situazioni improvvise di “eccesso” d’acqua: tra il 1970 e il 2019, il 31% di tutte le perdite economiche hanno a che fare con le inondazioni. A livello globale, tra il 1983 e il 2009, circa tre quarti delle aree coltivate globali hanno subito perdite di produzione cumulative corrispondenti a 166 miliardi di dollari.
L’aumento delle crisi idriche, dovute in parte ai cambiamenti climatici ma soprattutto alla cattiva e caotica gestione delle acque, evidenzia con sempre maggior urgenza la necessità di rivedere le modalità di gestione del patrimonio idrico.
Anche in aree storicamente ricche d’acqua come la Pianura padana si assiste a problemi di scarsità d’acqua. In Europa almeno un terzo delle risorse idriche è destinato all’agricoltura. In Italia il settore agricolo assorbe il 60% dell’intera domanda di acqua del Paese, seguito dal settore industriale ed energetico con il 25% e dagli usi civili per il 15%.
La scarsità di acqua nasce anche a monte: negli ultimi due decenni, il tasso globale di perdita di massa dei ghiacciai ha superato 0,5 metri di acqua equivalente per anno. Neanche il settore termoelettrico si salva. Secondo il Wwf registra una riduzione dal 4 al 5% dei tassi di utilizzo delle installazioni durante gli anni di siccità rispetto ai valori medi a lungo termine dagli anni ’80. In Italia, esistono 4.509 impianti idroelettrici, il doppio rispetto agli ultimi anni.
Tale aumento considerevole degli impianti è dovuto alla diffusione del cosiddetto mini-idroelettrico, favorito dagli incentivi per la loro installazione. Occorre fare di tutto per far convivere al meglio energia idroelettrica e salute ecologica dei fiumi, cessando di moltiplicare gli impianti in modo insostenibile e assicurando invece il recupero e la buona gestione degli impianti esistenti, con l’armonizzazione delle diverse esigenze dettata e controllata dalle Autorità di Bacino.
Le soluzioni
L’obiettivo prioritario è quello di raggiungere emissioni nette di CO2 zero entro il 2050 per rispettare l’Accordo di Parigi sul clima. Oltre a una massiccia e rapida decarbonizzazione, vanno spinti i progetti ispirati alle soluzioni basate sulla natura (Nature Based Solutions, NBS) con la protezione, il ripristino e la gestione sostenibile dei serbatoi naturali di carbonio.
Questo favorirebbe, ad esempio, la naturale ricarica delle falde in aree agricole o il drenaggio sostenibile in aree urbane o una diffusa rinaturazione degli ecosistemi d’acqua dolce che consenta anche il ripristino dei servizi ecosistemici e l’adattamento ai
cambiamenti climatici. In questo senso il progetto di rinaturazione del Po, nato su proposta del WWF e ANEPLA e adottato dal Ministero della Transizione Ecologica che lo ha inserito nel PNRR, rappresenta il più grande progetto di riqualificazione ambientale e adattamento ai cambiamenti climatici in Italia sul quale sono stati investiti 357 milioni del recovery fund.
Un altro fattore essenziale per combattere la crisi idrica indicato dal WWF è la pianificazione a livello di bacino idrografico con il coordinamento di un soggetto unico, l’Autorità di bacino distrettuale, in grado di definire le priorità a scala di bacino.
Per il segretario generale dell’Onu António Guterres, “l’acqua può essere fonte di conflitto ma anche di cooperazione. È essenziale collaborare per fornire una migliore gestione di tutte le fonti d’acqua, compresa la fornitura mondiale di acque sotterranee. Dobbiamo migliorare la nostra esplorazione, monitoraggio e analisi delle risorse idriche sotterranee
per proteggerle e gestirle meglio e aiutare a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile”.