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8 marzo, una data che racchiude un lungo percorso di emancipazione della donna

Conquiste sociali, politiche ed economiche condotte soprattutto nell'ultimo secolo, ma tra uomini e donne permangono ancora oggi molte disparità

Marzo è il mese dedicato alla donna. Una ricorrenza soprattutto per ricordare le sue conquiste sociali, politiche ed economiche. Ma non dobbiamo dimenticare che pure in epoche diverse ha ispirato i grandi poeti della letteratura: Dante, Petrarca, Leopardi e via via tanti altri poeti contemporanei. Ed in ogni epoca, dalla più alla meno evoluta, la donna è stata considerata sempre musa ispiratrice dell’amore, capace di guidare i passi dell’uomo sui sentieri della vita.

L’8 marzo è il giorno scelto anche per ricordare un fatto tragico successo proprio in questo giorno (nel 1908 o nel 1911, purtroppo non ci sono documenti che ne accertano l’anno), quando in una fabbrica di New York morirono a causa di un incendio molte operaie, rimaste chiuse dai loro padroni che volevano impedirne lo sciopero.

Di episodi simili ne successero altri, ma la donna non retrocedette e continuò a lottare per i suoi diritti sino alla nostra epoca in cui sono stati fatti passi da giganti che le hanno permesso di occupare un ruolo importante nella società.           

“Quale autore al mondo potrà insegnarvi la bellezza come uno sguardo di donna?” (William Shakespeare)                                                                                                                        

Fu soltanto nel XX sec. che la donna cominciò a fare sentire la propria voce per reclamare gli stessi diritti degli uomini, per cui oggi, fatti del genere non possono succedere più perché vengono tutelate dalle leggi che permettono loro anche di scioperare per avere riconosciuti i diritti e non soltanto doveri. Ciò nonostante permangono ancora molte disparità anche perché la mentalità maschilista di un tempo non è stata ancora del tutto sconfitta.                                                                                                                    

Tanti auguri a tutte le donne, comprese le mie amiche a cui voglio dire come siamo state fortunate a essere nate in un’epoca più moderna. La stessa sorte purtroppo non è toccata a molte donne che vivono in paesi culturalmente più arretrati, come, per esempio, le donne del mondo islamico, quello radicale e arretrato, dove ancora vivono relegate in casa e per uscire devono essere accompagnate da un maschio della famiglia, portando, inoltre, il velo per coprire il viso, se non addirittura il burka che le copre integralmente. Per loro chissà quanto tempo ancora dovrà trascorrere per essere equiparate agli uomini! E quando qualcuna di loro si ribella alle usanze retrograde, può capitare di morire per mano della propria famiglia, come è successo di recente in Italia ad una ragazza pakistana. 

“C’è molto sole sui paesi dell’ISLAM: un sole bianco, violento che acceca. Ma le donne musulmane non lo vedono mai: i loro occhi abituati all’ombra come gli occhi delle talpe. Dal buio del ventre materno, esse passano al buio della casa paterna, da questa al buio della casa coniugale, da questa al buio della tomba”. Oriana Fallaci

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A proposito dell’arretratezza di un tempo, anche nella nostra amata Italia esisteva il padre padrone e poi lo diventava anche il marito. Tantissimi secoli fa, come, per esempio, nel ‘500, i nobili stilavano contratti matrimoniali quando nasceva una figlia, scegliendole ancora in tenera età un partner che avrebbe portato in dote contee, città o addirittura regioni intere. E se le figlie femmine non si sposavano, il loro destino non era nella società ma in un convento. Quando si sposavano, però, erano relegate al ruolo di madri e mogli sotto il potere dell’uomo e non avevano nessuna possibilità di fare delle scelte. Addirittura, se avevano la dote, questa passava al marito senza che lei potesse interferire.                           

Nessuno, oggi, può obbligare una figlia a coniugarsi con un partner senza amore. Siamo libere di scegliere.

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Le donne fino a qualche secolo fa restavano a casa a ricamare, ad accudire e a crescere i fratelli o i figli. Una volta cresciute non rimaneva loro che sposarsi, accudire alla casa e a volte aiutare il marito nelle sue attività lavorative, o di bottega o nelle campagne.

Soltanto nel XX sec., finalmente, la donna ha potuto avere libero accesso all’istruzione, non solo nelle scuole dell’obbligo ma anche in quelle superiori e all’università. Allora è cominciato il suo vero percorso di emancipazione. Oggi tutte hanno la possibilità di studiare e lavorare oltrepassando i confini a cui prima erano relegate.                         

Samantha Cristoforetti

Ve lo aspettavate che la donna poteva diventare astronauta? Ve la ricordate Samantha Cristoforetti? La prima donna che ha portato nello spazio il tricolore italiano, un’icona fra le più autorevoli rappresentanti della scienza e della tecnologia italiana all’estero. Un esempio di prima donna in assoluto all’avanguardia. Oggi ha lasciato questa sua affascinante attività, ma continuerà la sua carriera sempre nell’ambito tecnologico e scientifico.           

 

 

                                                                                                                                   

Nilde Iotti

Oggi la donna può accedere anche nel mondo della politica. E il merito di ciò lo dobbiamo a Nilde Iotti, parliamo degli anni 1979-1992. Questo personaggio politico fu la prima donna nella storia dell’Italia repubblicana a ricoprire la terza carica dello stato, la Presidenza della Camera dei Deputati, un ruolo spesso occupato da uomini. Lei lottò per l’emancipazione e per la presenza  delle donne nella politica. 

In seguito a ciò, grazie al suo esempio, tante altre donne oggi sono sedute negli scranni del Parlamento e potrebbero ambire a diventare anche Presidente della Repubblica.   

Rita Levi Montalcini

Ricordo, inoltre, un altro importante personaggio femminile di questi ultimi anni: Rita Levi Montalcini, una neurologa, accademica e senatrice, insignita del premio Nobel per la medicina nel 1986.                                             

Molte sono state le conquiste ottenute. Oggi non ci meravigliamo nemmeno a vedere una donna in divisa o addirittura inviata nei campi di guerra, come assistiamo in questi giorni bui in Ucraina.

Dobbiamo anche ringraziare la tecnologia che ha alleviato il lavoro faticoso della donna procurandole tanto tempo libero da dedicare a se stessa, alla famiglia, ai suoi hobby. L’invenzione della lavatrice, per esempio. Oggi possiamo andare tranquillamente al bar a prenderci un caffè, come a volte faccio io con le mie amiche, senza che nessuno si possa meravigliare. Lo potevamo fare prima? Ci avrebbero chiuso come minimo in una casa di correzione.

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Parlandovi della mia esperienza, mi sento veramente una donna emancipata rispetto a quei tempi dove anche le cose più naturali facevano scalpore o scandalo.

Negli anni ‘70/’80, quando già ero sposata e con la fortuna di avere trovato un marito di mentalità aperta, mi sono dedicata all’assistenza dei lavoratori. E avevo rapporti diretti con uomini, lavoratori della terra e artigiani. Persone molto rispettose che avevano a che fare con me: una donna. Ma grande era il loro riconoscimento perché portavo avanti le loro pratiche difendendo i loro diritti.                               

Rosa Scafa la prima donna poliziotto anni ’50

                                       

Mi ricordo che in quel periodo in nessun sindacato o patronato a Monreale c’era una donna che portasse avanti queste pratiche assistenziali e che, pertanto, discutesse con tanti uomini. Ho iniziato prima collaborando con mio padre, ma, quando lui venne meno, il patronato mi ha nominata al suo posto “addetta sociale del patronato ACLI di Monreale”. Devo ringraziare mio marito che in quel periodo mi ha lasciata libera di scegliere la mia strada senza gelosie e che mi ha anche affiancata specialmente quando si andava nei convegni provinciali e nazionali, intervenendo anche ai dibattiti. La sua era una fiducia invidiabile e ben meritata.

Concludo ringraziando tutte le donne per il loro impegno a portare avanti il riconoscimento dei diritti e la valorizzazione della donna, del suo ruolo importante nella società e nel mondo, come per esempio la mia amica Marianna D’Agostino, coordinatrice donne per Palermo e Trapani all’interno della FNP CISL.

Marianna D’Agostino

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