MONREALE – Anche oggi ci occupiamo di sanità!
Attenzione, di certo in questa sede non si vuole mettere il dito sulla piaga ma oramai, contrariamente a qualche anno fa, l’ambito sanitario sembra aver conquistato i media, purtroppo però, per le sue falle!
Non facciamo confusione!
La medicina è quella scienza grazie alla quale vengono giornalmente salvate milioni di vite, quella scienza che apre le frontiere alla speranza di milioni e milioni di pazienti in attesa di nuove cure. Grande plauso, dunque, a tutti i sanitari che ancora oggi stanno combattendo un’emergenza sanitaria, quella causata dalla pandemia da covid-19, per la quale molti hanno anche perso la vita.
Allora qual è il problema?
Come abbiamo verificato e denunciato qualche giorno fa (leggi qui), sono tante le persone che hanno visto allungare i tempi d’attesa per effettuare una “semplice” visita. C’è chi neanche riesce a prenotarsi, ad effettuare un esame diagnostico e/o un intervento chirurgico. Una situazione paradossale che desta non poca preoccupazione. Diagnosi tardive sono complici di danni irreparabili per la salute, attentando nella peggiore delle ipotesi irrimediabilmente alla vita.
“Forse” anche il sistema sanitario italiano ha bisogno di cure!
Tasto dolente per il meridione dove le difficoltà sono maggiori, e lo erano anche nel periodo antecedente alla pandemia. Non dimentichiamo “i viaggi della speranza” verso le strutture del nord Italia!
Ma bando alle ciance! La domanda è: se i medici non possono esercitare adeguatamente la professione perché mancano risorse e, i pazienti, anche in condizioni di emergenza, non possono curarsi in tempo, sarà il sistema organizzativo sanitario statale il vero “Paziente 0” italiano?
LE ASSOCIAZIONI DEI PAZIENTI PROTESTANO
“Garantire assistenza a tutti anche in emergenza” – Amici onlus, Anmar, Apiafco, Apmarr, Salutequità si rivolgono al Governo e alle Regioni
“Sono cinque milioni e mezzo i pazienti affetti da malattie dermatologiche croniche come psoriasi, dermatite atopica e artrite psoriasica, malattie reumatiche e malattie infiammatorie croniche dell’intestino (di cui più di 1 milione in forma grave) nuovamente penalizzati dal blocco delle prestazioni messe in atto da 17 Regioni al fine di procedere alla riconversione dei reparti ordinari in reparti destinati ai soli malati Covid” – leggiamo sul sito ufficiale di Amici Onlus, Associazione nazionale per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino.
Le notizie che non vorremmo leggere…
Da quanto emerge, anche i cittadini affetti da malattie croniche sono stati “sacrificati” per dare spazio alle cure di pazienti covid. Non vogliamo accendere la fiamma della discriminazione ma “é inaccettabile”, osservano le associazioni dei pazienti, come trascorsi due anni dalla pandemia, l’unica alternativa alla gestione dell’emergenza sanitaria sia stata individuata nella soppressione delle prestazioni essenziali, “con l’aggravante che per molte di queste malattie” – quelle sopracitate – “la diagnosi precoce e il trattamento continuativo sono i principi base della cura. Trascurare questi aspetti significa minare la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie, costrette a vivere una pandemia sociale, oltre che sanitaria. L’allungamento delle liste di attesa sarà la conseguenza dell’attuale blocco e porterà a un prevedibile incremento in futuro dei costi sanitari per gli interventi necessari a sanare i ritardi accumulati”- continuiamo a leggere.
È NECESSARIO INCREMENTARE IL PERSONALE MEDICO
Dinanzi a questa situazione le associazioni Amici onlus, Anmar, Apiafco, Apmarr, Salutequità si rivolgono al Governo e alle Regioni chiedendo di “riorganizzare urgentemente l’assistenza socio-sanitaria territoriale, con l’obiettivo di garantire la continuità delle prestazioni anche nelle fasi emergenziali cicliche, a partire da una maggiore presenza e disponibilità di personale medico, infermieristico e altre professionalità”.
LE DICHIARAZIONI DEI PRESIDENTI DELLE ASSOCIAZIONI
Giuseppe Coppolino (presidente di AMICI Onlus, Associazione nazionale per le Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino)
“(…) urgente porre la massima attenzione all’emergenza che coinvolge il resto dei pazienti definiti Non Covid (…) Un’azione immediata da parte del Governo può prevenire i danni causati dalla mancata assistenza sul piano sociale, sanitario ed economico che si ripercuoterà sul sistema sanitario”.
Silvia Tonolo (Presidente ANMAR Onlus, Associazione Nazionale Malati Reumatici)
“Come un anno fa siamo di nuovo a chiedere alle istituzioni sanitarie, locali e nazionali, uno sforzo maggiore per non interrompere l’assistenza ai milioni di uomini e donne, residenti nel nostro Paese, con una patologia reumatologica. E’ necessario assicurare sempre un monitoraggio costante e un intervento terapeutico tempestivo (…)”
Valeria Corazza (Presidente APIAFCO, Associazione Psoriasici Italiani amici Fondazione Corazza)
“(…) La sospensione della continua assistenza crea un danno di salute. I diritti di tutti i malati devono essere salvaguardati in ogni circostanza: il nostro impegno è portare all’attenzione delle istituzioni una situazione gravemente lesiva della salute e della qualità della vita non meno delle conseguenze della pandemia in corso”.
Antonella Celano (Presidente APMARR, Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare)
“E’ un lockdown sanitario che in modo silenzioso sta togliendo anni preziosi di vita in salute agli italiani. Dagli interventi chirurgici annullati, alle opportunità perdute di diagnosi precoci, fino alle visite specialistiche ambulatoriali dimezzate, come emerso dal 17° Rapporto Crea, quasi un italiano su due ha visto il suo percorso di cura stravolto dall’emergenza COVID con danni spesso irreparabili, per i cittadini. Occorre agire subito. Serve un Piano Marshall per la Sanità. Vanno usati subito i fondi del PNNR per strategie e azioni che diventino strutturali anche perché questi problemi hanno radici lontane che il Covid ha senza dubbio fatto emergere con maggiore virulenza”.
Tonino Aceti (Presidente di Salutequità, Organizzazione per la valutazione della qualità delle politiche per la salute)
“(…) da una ricognizione svolta dalla nostra Organizzazione, in questo momento almeno 17 Regioni stanno nuovamente bloccando e sospendendo le cure non urgenti, basando le loro decisioni su una Circolare del Ministero della Salute emanata il 18 dicembre 2021. Una scelta che ci preoccupa moltissimo e che impone la definizione immediata di un nuovo modello organizzativo del SSN in grado di garantire cure urgenti e non urgenti a tutti i cittadini a prescindere dalla patologia che hanno”.
Un’amara realtà alla quale non ci si rassegna, a partire dal denunciarla.