MONREALE – “La maggior parte delle cose dichiarate dalla mia ex cognata sono false, vi racconto la verità dei fatti”. Inizia così il racconto di Grazia Battaglia, cognata di Valentina Campione, che qualche giorno fa ci aveva parlato della sua storia di vedova, con due figli con dei problemi di salute ed in situazione di indigenza.
Il marito, Francesco Battaglia, fratello di Grazia, è deceduto nel settembre 2019 a causa di un fulmine mentre era in servizio lasciandola sola con due bambini, entrambi con dei problemi, cognitivi e comportamentali. Valentina ci aveva raccontato come da allora vive in situazioni di grande difficoltà, senza lavoro, senza pensione di reversibilità o indennizzo per la perdita del marito. Ci aveva accennato anche ai rapporti incrinati con la famiglia del marito che, dice, si era opposta alla vendita di beni di sua proprietà, appropriandosi anche degli effetti personali del marito. Per leggere l’articolo completo clicca qui.
Qualche giorno dopo la pubblicazione dell’intervista di Valentina ci ha contattato Grazia Battaglia, come già detto sorella di Francesco ed ex cognata di Valentina, che ha giustamente reclamato il suo diritto di replica contestando gran parte delle dichiarazioni di Valentina.
“La mia famiglia è stata distrutta da questa terribile vicenda – racconta Grazia – Abbiamo perso un fratello, un figlio, un padre. I miei genitori sono stati devastati e mio padre, purtroppo, non ha retto al dolore e se ne è andato pochi mesi fa colpito da una terribile malattia che, come ci hanno detto, è stata scatenata dalla sofferenza e dal dispiacere per la perdita di mio fratello. Ed è morto con il desiderio di vedere i suoi nipoti, i figli di mio fratello, cosa che è stata impedita dalla mia ex cognata.
I miei nipoti ci mancano tanto, mio fratello li adorava e, vi assicuro, avrebbe dato la vita per loro. Si ammazzava di lavoro per non fargli mancare niente e da quasi un anno prima della sua morte elargiva una congrua somma mensile alla ex moglie come mantenimento. La signora inoltre viveva nella casa che è stata di mio fratello e ci ha vissuto fino a pochi giorni dopo la sua morte. E vorrei precisare che si è trasferita a Palermo lasciando la casa coniugale di sua spontanea volontà già la settimana dopo e non ha dovuto quindi, come invece ha dichiarato, lasciare casa in fretta e furia per ordine del Tribunale di Termini Imerese”.
“Altra imprecisione, se così possiamo chiamarla, riguarda il fatto che non ha potuto vendere dei beni per uso edile di sua proprietà perché noi glielo avremmo impedito. Ecco, forse la signora non ricorda che queste macchine appartenevano a mio padre e non a lei. E anche a proposito dell’automobile non ha detto la verità: mio fratello aveva acquistato la macchina di seconda mano e doveva ancora finire di pagarla. Ebbene, le abbiamo proposto di prendersi la macchina e finire di pagare le rate ma lei si è rifiutata, voleva solo vendere la macchina per ricavarci dei soldi. E così abbiamo deciso di tenerci la macchina, finire di pagarla e intestarla a nome di mio padre, in qualità, appunto, di padre del deceduto”.
E ancora, nell’intervista pubblicata da questo stesso giornale, dice di non aver potuto riconoscere il corpo di mio fratello la sera stessa della morte perché gliel’avrebbero impedito. Dunque, io stessa sono andata a riconoscerlo quella sera e non era bruciato né martoriato perché in realtà non è stato colpito direttamente dal fulmine ma ha ricevuto una scarica enorme di energia di rimbalzo, toccando il camion carico di elettricità e venendo così sbalzato 10 metri lontano.
I Carabinieri quella sera mi hanno consegnato gli effetti personali di mio fratello per due motivi ben precisi: intanto perché io sono la sorella mentre lei, Valentina, era la ex moglie essendo già separati, e poi per tutelare la privacy di mio fratello che aveva iniziato un’altra relazione e quindi, per ovvi motivi, non sarebbe stato opportuno consegnare tutto a lei. Io mi sono preoccupata di tutelare la vita di mio fratello, la sua privacy. E non ho toccato un centesimo di quello che era di mio fratello: anzi, lei ha avuto i soldi, diverse migliaia di euro, che Francesco aveva nel conto, e guarda caso poco tempo dopo se ne è andata in vacanza…. Ed inoltre ha avuto dei soldi provenienti da un fondo Allianz in cui mio fratello aveva veicolato il TFR. Noi invece, famiglia Battaglia, abbiamo finora sostenuto tutte le spese sopraggiunte dopo la morte di mio fratello: le spese per i funerali e tutte le spese successive”.
Grazia, commossa e arrabbiata allo stesso tempo, poi continua: ”Voglio giustizia per mio fratello, e questo è il motivo per cui sto lottando, per dimostrare che è morto per cause imputabili alla sua attività lavorativa e non per un evento fortuito. Ho pagato avvocati, medici legali, periti, e non mi arrenderò finché giustizia sarà fatta anche a scapito della mia incolumità. Non vi nascondo infatti che ho subìto anche delle minacce affinché la verità non venisse alla luce. Ma mio fratello merita questo e altro. E io non mi arrendo, lo faccio per i miei nipoti che hanno il nostro sangue che scorre nelle vene.
E, a proposito dei miei nipoti, Valentina dice di essere in grande difficoltà (anche se mi risultano delle cose diverse): noi abbiamo più volte offerto il nostro aiuto per i bambini ma lei non ha mai accettato. E non ha permesso neanche che li frequentassimo fino allo scorso 31 dicembre quando, in modo inaspettato, abbiamo ricevuto la loro visita dopo ben 2 anni. E sapete quante altre cose avrei da raccontare? Non lo faccio per tutelare i miei nipoti, ho raccontato solo quella parte di verità che smentisce le menzogne che lei ha raccontato. Per il resto, c’è solo un grande, profondo dolore.”

La redazione di Filodiretto tiene a precisare che ha ritenuto giusto ed opportuno dare spazio ad entrambe le signore ex cognate per le rispettive dichiarazioni ma che non seguiranno ulteriori repliche. Date le versioni diametralmente opposte delle due interviste pubblicate, però, siamo disponibili ad un eventuale confronto fra la sig.ra Valentina Campione e la sig.ra Grazia Battaglia qualora le dirette interessate lo ritenessero utile per chiarire la verità dei fatti.