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Confraternita del SS. Crocifisso, ammanco di 14000 €, e il caso rischia di arrivare a Roma

Valentino Mirto si ricandida alla Confederazione delle Confraternite, ma i confrati scrivono al Vescovo Pennisi e minacciano di rivolgersi al Cardinale Bassetti, Presidente CEI

MONREALE – Non si può ancora mettere la parola fine al caso scoppiato all’interno della Confraternita del SS. Crocifisso, o, per meglio dire, all’interno del suo vertice. Anzi, si tratta di una vicenda che, con molta probabilità, presenterà sviluppi significativi.

Il commissariamento della Confraternita, avvenuto per decisione dell’Arcivescovo di Monreale, S. E. Mons. Michele Pennisi, che ha messo alla guida dell’associazione don Ferdinando Toia, destituendo di fatto Valentino Mirto dalla carica di presidente (che deteneva da tre lustri), è solo l’epilogo di una storia cominciata diversi anni fa. Una storia che ha avuto una brusca accelerazione solo dopo l’esposto presentato all’Arcivescovo dall’avv. Francesco Troia.

Il legale, in rappresentanza di diversi confratelli, aveva chiesto all’alto prelato di fare chiarezza sulla gestione economica dell’associazione religiosa.

Al centro della complessa questione un presunto ammanco di denaro dalle casse della Confraternita, denunciato da alcuni componenti del direttivo. Ammonterebbe a circa 14.000 euro.

Fino al 2010 la Confraternita possedeva un libretto a risparmio presso lo sportello monrealese della Banca di Palermo, sul quale Don Mario Campisi (allora parroco della Collegiata e fino al 2006 commissario della Confraternita), oltre ad un responsabile da lui nominato, al tesoriere e a Valentino Mirto, allora aiutante di Don Mario, potevano operare facendo versamenti e prelievi.

Tra il 2005 e il 2006, in seguito a regolari elezioni, era terminata la gestione commissariale di Don Mario Campisi, e Valentino Mirto, divenuto presidente, assieme al tesoriere, aveva assunto potere di firma. 

Nel 2010 alla guida della Collegiata a Don Campisi subentra Don Giuseppe Salamone. Il tesoriere lascia l’incarico per motivi personali, mentre il deposito viene trasferito alla banca Toniolo, dove da quel momento avrà possibilità di potervi operare il solo rappresentante legale dell’associazione cattolica, ossia il suo presidente. Al 21 gennaio 2011, in base agli accertamenti fatti recentemente dal neo commissario, Don Toia, sul deposito c’erano 12.619 €, in allineamento con quanto ripotato sul registro contabile.

Sul conto affluiscono tutte le entrate, costituite essenzialmente dalle quote di tesseramento (10 € l’anno per ciascuno dei confratelli, circa 440), oltre a varie raccolte, come quelle fatte durante la festa del 3 maggio, e contributi che erano soliti giungere per lo svolgimento delle numerose attività sociali svolte dai confratelli, prima tra tutte la festa del SS. Crocifisso, ma anche quelle a favore dei ragazzi.

Dal raffronto tra il registro contabile e il libretto di risparmio emergerà che già dal 2011 c’erano state delle uscite non giustificate.

Il primo grosso riscontro dell’ammanco di denaro risale al febbraio del 2020. A fronte di un attivo di circa 14000 € riportato sul registro contabile della Confraternita, e vidimato dal vescovo, sul libretto di risparmio a quella data risultavano solamente 281 €.

E qualche mese dopo i primi nodi vengono al pettine. In cassa non ci sarebbero stati neanche i 43 € necessari per pagare la bolletta della luce dei locali utilizzati dalla Confraternita. Le bollette non pagate diverranno due e a loro seguirà pure un sollecito. A quel punto sarà un confratello a sborsare i soldi di tasca propria, così da evitare l’interruzione della fornitura elettrica necessaria per lo svolgimento delle attività con i giovani.

La bomba ormai è scoppiata all’interno della Confraternita. Le notizie fuoriescono dal direttivo e coinvolgono decine e decine di confratelli che pretendono venga fatta chiarezza. Prima rivolgendosi a Don Salamone, poi direttamente all’Arcivescovo Pennisi. Siamo a settembre 2021. 

Il tempo scorre, e al contempo l’insofferenza tra i confrati che chiedono risposte alle loro domande, e azioni conseguenti. È così che una decina di loro decide che non è più il momento di attendere. Si rivolgono ad un legale, l’avvocato Francesco Troia, e il 13 ottobre presentano a S. E. Mons. Pennisi un esposto. 10 lunghe pagine dove riportano tutte le loro perplessità sulla gestione economico-amministrativa della Confraternita. E l’Arcivescovo prende immediatamente la decisione. A distanza di due giorni emette un decreto di commissariamento della Confraternita, “considerata la complessa e delicata situazione che si trova ad attraversare la confraternita del SS. Crocifisso in Monreale, valutate le gravi motivazioni emerse in seno alla Confraternita, volendo avviare un serio cammino di comunione ecclesiale”. L’arcivescovo nomina Don Ferdinando Toia commissario, sospendendo dal loro incarico gli organi dirigenziali, cioè il presidente e i cinque membri del consiglio direttivo.

Toia comincia ad esaminare e a studiare i documenti contabili della Confraternita. Alla fine dichiarerà che l’ammanco di soldi è rientrato: “È vero che dal conto della Confraternita sono stati effettuati dei prelievi a partire dal novembre 2011 – scrive in una nota rivolta ai Confrati -, é altrettanto vero che a partire da gennaio 2020 sino ad arrivare all’ottobre 2021 l’intera somma prelevata è stata restituita”. 

L’ultimo bonifico, specifica padre Toia, è del 15 ottobre 2021. È chiaro quindi che avviene soltanto in seguito al commissariamento della Confraternita. “Attualmente sul rapporto bancario risulta un saldo attivo di € 11.439,71, corrispondente a quanto riportato nel registro. C’è allineamento tra il saldo riportato nel registro contabilità e il saldo del conto bancario”.

“Le dinamiche che hanno generato questa vicenda sono certamente discutibili e saranno oggetto di ulteriore riflessione”, scrive ancora Don Toia ai Confrati, che li invita però a guardare avanti: “È giunto il momento di fare un passo avanti ed impostare un cammino associativo più incisivo e credibile al dettato evangelico, rimuovendo le residue incrostazioni mentali che bloccano le aspirazioni di cambiamento”.

Ma, nonostante il cambio al vertice e il rientro dei fondi, il capitolo non sembra chiuso per tanti, forse la maggioranza, dei Confrati. E la crisi interna alla Confraternita rischia di uscire dalle mura di Monreale per giungere a Roma. È venuta a mancare la fiducia nei confronti del loro ex presidente, per quindici anni confermato alla guida della Confraternita. E Valentino Mirto nel giugno 2017 era stato anche eletto Vicepresidente della Confederazione delle Confraternite – Area Sud Italia e Sicilia. Carica che, nonostante quanto successo, ha continuato a mantenere. La Confederazione è un organo nazionale che riunisce tutte le Confraternite delle Diocesi d’Italia, e il cui Assistente Ecclesiastico dal settembre 2019 é Mons. Michele Pennisi.

Il 3 dicembre si terranno le nuove elezioni per rinnovare le cariche del consiglio di dirigenza della Confederazione. Valentino Mirto ha manifestato l’intenzione di ricandidarsi. E, su richiesta esplicita del presidente Antonetti, Pennisi ha rilasciato il nulla osta alla sua candidatura. Ma i confrati non ci stanno, e non nascondono la sorpresa sulla decisione di Pennisi, dato che non nutrono più la fiducia necessaria sul loro ex presidente. Hanno chiesto al loro vescovo di ritirare il nulla osta, in caso contrario daranno mandato al loro legale di rivolgersi agli organi ecclesiastici gerarchicamente superiori al vescovo di Monreale. Della questione – anticipano – informeranno il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Sulla vicenda abbiamo voluto sentire Francesco Antonetti, presidente della Confederazione, che però non ha voluto affrontare l’argomento.

Abbiamo anche provato a contattare Valentino Mirto, ma senza ottenere alcuna risposta.

Saremo sempre disponibili ad ascoltare anche la loro versione dei fatti, per chiarire quelle dinamiche che – usando le parole di Don Ferdinando Toia – “hanno provocato all’interno della Confraternita profonde ferite con diverse e forti separazioni e rotture interne”.

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