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Pioppo, cinque anni fa persero la vita Angelo, Giacomo, Giosuè

Da cinque anni il giorno di Ognissanti la comunità di Pioppo fa i conti con un dolore troppo straziante per esser sopito dal trascorrere del tempo

Da cinque anni il giorno di Ognissanti la comunità di Pioppo fa i conti con un dolore troppo straziante per esser sopito dal trascorrere del tempo. 

Chi è nato nella frazione di Monreale o chi, come chi scrive, ci vive da parecchi anni, ha una flebile e dolorosa luce che si accende nel cuore e nella testa, un “lumino” come quelli che la tradizione siciliana vuole accesi davanti l’effige di un beato o la foto di una persona cara che non c’è più. Quel lumino nella testa e nel cuore dei Pioppesi è l’indelebile ricordo della notte di cinque anni fa in cui persero la vita Angelo, Giacomo, Giosuè, tre ragazzi nati lì e che lì vivevano con le loro famiglie. 

Succede al sottoscritto, ma credo a tantissimi, che se vivi a Giacalone o se vai al supermercato del bivio per Partinico, facendo strada verso il centro del Paese, lo sguardo venga quasi istintivamente attratto da quel muro, da quell’angolo di strada. E succede che tutte le volte ti chiedi come possa esser successo, come possa quell’incidente dalla dinamica simile o uguale a tanti altri aver provocato la morte di tre ragazzi. 

All’inizio degli anni novanta ho visto e toccato con mano quello strazio, quel dolore dei genitori e della sorella di un giovanissimo palermitano con il quale condividevo passione sportiva e al quale da qualche mese davo una mano – io già avvocato lui studente di primo anno di giurisprudenza – a studiare Diritto Privato. Un incidente sull’autostrada da Palermo a Catania, una uscita di strada a velocità, provocata non si seppe mai da cosa, lo portò via dall’affetto dei suoi cari e gli negò il futuro. 

Ecco, io quel ricordo di quasi 40anni fa lo vivo ancora come tra le cose o la cosa più devastante che abbia vissuto. 

E come non dimentico quel primo novembre di cinque anni fa quando, seduto con amici a Sciacca a mangiare in una trattoria dopo esser stati a comprare l’olio nuovo in un frantoio, vidi scorrere su una Tv accesa senza audio quella scritta in rosso sotto le immagini di un telegiornale nazionale che mi attrasse di colpo per la notizia dell’incidente mortale a Pioppo!. 

Ma la dinamica dell’incidente e il suo tragico epilogo che in quella notte del 2016 portò via Angelo, Giosuè e Giacomo è forse la cosa che più di altre ti conduce a riflettere sulla ineluttabilità di un destino per ciascuno di noi. 

Non so se e quanto risulti irrispettosa la mia riflessione per quanti nutrono e coltivano profonda fede religiosa, ma quel pensiero sconvolgente è quanto hanno elaborato e vivono ancora oggi i concittadini di Pioppo – come verificato ancora quest’oggi – quando fai cenno a quel devastante accadimento. Quasi istintivamente o naturalmente pronunciano la parola “destino”. 

Non è consolatorio né lenitivo di alcunché, ma resta una devastante sensazione di ineluttabilità se quel muro – non uno strapiombo, non lo scoppio improvviso di qualcosa, non uno scontro frontale a velocità -, e non si scambino queste parole per improvvido e irrispettoso cinismo, con la macchina che cappotta e ci si schianta contro, abbia provocato non ferimenti seppur gravi ma la morte di tre giovanissimi. 

Non esiste ne può esistere dolore più grande per dei genitori e nessuna parola potrà mai essere di vero conforto per loro soprattutto, ma certo anche per i fratelli, i nonni, gli zii o i cugini, e le parole intrise di retorica servono a poco. 

Il più grande augurio che si può far loro è quello di conservare quell’equilibrio quotidiano che consente loro di interpretare la quotidianità come accettabile, nonostante quanto abbiano avuto la sventura di sopportare. 

 

Un momento del funerale di cinque anni fa

1 Commento
  1. Antonio scrive

    Mi associo nel ricordare quella drammatica e dolorosissima giornata di morte di cinque anni fa a Pioppo ,che ha turbato gli animi e commosso tutta la comunità monrealese.

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