Stato=mafia, la serie Netflix. Pino Maniaci si racconta ai microfoni di filodiretto

Telejato, la mafia, la scorta, la Saguto, la serie Netflix. Tutta la verità raccontata dall'ormai famoso Maniaci

L’equazione Stato=mafia, la serie Netflix, il rischio di chiusura di Telejato, le inchieste attuali non ancora di dominio pubblico che fanno tremare mezza Italia, le intercettazioni inedite della Saguto, la scorta.

Di questo e di tanto altro abbiamo parlato con Pino Maniaci, negli studi di Telejato durante un’interessantissima e accorata intervista di cui presto pubblicheremo il video.

Ripercorre la storia di Telejato Pino Maniaci, iniziando da quel 1999 che lo ha visto rilevare la tv e saldare tutti i suoi debiti. Da allora è stato un susseguirsi di inchieste, denunce, accuse rivolte apertamente ai personaggi chiave di Cosa Nostra.

Maniaci diventa così il paladino dell’antimafia con il suo giornalismo d’inchiesta senza peli sulla lingua, i suoi attacchi e gli insulti diretti ai boss mafiosi, i suoi continui “la mafia è una montagna di merda”. Il suo tg diventa famoso proprio nelle zone a più alta densità mafiosa delle province di Palermo e Trapani, si attira le simpatie dei giovani, delle associazioni antimafia, di addiopizzo.

È così che Telejato cresce, sforna giornalisti che poi sbarcano in Mediaset o in Rai (tra gli altri Ismaele La Vardera o Gaetano Pecoraro, giornalisti de Le Iene), tutti vogliono conoscere Pino Maniaci. Per alcuni è un eroe, per altri un invasato, per altri ancora un morto che cammina.

E infatti Maniaci subisce attentati, minacce, messaggi anonimi, incendi… mette in pericolo la sua stessa vita direttamente come quella volta in cui ha rischiato di essere strangolato ed è stato salvato dal doppio nodo della sua cravatta “mi faccio il nodo doppio, così non possono strangolarmi”, rischia l’incolumità della sua famiglia.

Ma la sua lotta non si è mai fermata, non si è mai lasciata intimidire ed è andata sempre avanti fino a coinvolgere anche il lato dei “buoni”, almeno apparentemente, così come doveva essere. E sì, perché ad un certo punto scoperchia il vaso di pandora e punta il dito proprio contro chi la mafia la doveva combattere, l’Antimafia, nella persona dell’ex presidente della sezione misure di prevenzione Silvana Saguto.

Ma quasi contemporaneamente, nel 2016, viene anch’esso accusato di estorsione nei confronti del sindaco di Partinico e del sindaco di Borgetto. “Ma secondo voi i 366 euro che avrei tentato di estorcere – dichiara lo stesso Maniaci durante l’intervista – sono una cifra che fa pensare ad un’estorsione? O piuttosto il totale di una fattura di 300 euro + iva, prezzo delle nostre pubblicità?” Ma il dubbio si insinua, mostra Maniaci forse non così esemplare come si mostrava a causa, anche, di una serie di intercettazioni private in cui appare all’opposto di come si dichiara.

E poi c’è Netflix, famosissima paytv a livello mondiale, che sceglie lui come protagonista, assieme alla Saguto e agli avvocati di parte, per una serie “Vendetta, guerra nell’antimafia” che entra in pochi giorni dal suo lancio nella top ten nazionale. E così Maniaci, già protagonista invero di un servizio de Le Iene, varca i confini regionali e anche quelli nazionali.

La serie, che ha avuto un accesso senza precedenti alle vite dei protagonisti e delle loro famiglie, ai loro luoghi di lavoro, alle aule di tribunale, viene vista in più di 90 paesi nel mondo, ne beneficia la sua immagine, il suo portafoglio. La regia ha il grande merito di mantenere una posizione lodevolmente oggettiva sulla vicenda e lascia allo spettatore il ruolo di inquirente a metà strada fra giornalismo e magistratura ma pubblica le intercettazioni di Maniaci, che al telefono, pare, con l’amante, si vanta di essere un personaggio importante, le promette un posto di lavoro, si fa bello ai suoi occhi. Ma c’è di più, molto di più. E ci riferiamo alle intercettazioni della Saguto questa volta che, come ci ha rivelato lo stesso Maniaci durante l’intervista, rivelano cose di gran lunga peggiori. Che però non vengono mostrate nelle puntate di Netflix.

Un’intervista durante la quale Maniaci ci fa entrare nel suo mondo, ci rivela segreti, ci racconta reali assurdità, ci porta con mano nel fosco mondo della mafia (e dell’antimafia). E poi, quasi sottovoce, ci svela qualche dettaglio delle sue nuove inchieste, a cui attualmente sta lavorando, confidandoci che in confronto la Saguto era “una santuzza”.

E ancora il suo timore che Telejato possa chiudere il prossimo Maggio 2022 a causa dei cambiamenti che riguarderanno il passaggio al nuovo segnale a meno di ingenti investimenti, che lui dice di non poter sostenere, per riammodernare e sostituire le attuali attrezzature.

E poi ancora ci parla della lotta alla Mafia oggi, di come è cambiata di cosa è diventata. Ma rimane fermamente nella sua mente una convinzione: che Lo Stato è Mafia. Ma scoprirete il perché nel video integrale dell’intervista.

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