Segnala a Zazoom - Blog Directory

Il sacrificio delle acque del Lago di Piana degli Albanesi che hanno vinto sul fuoco

Le sue acque hanno avuto un ruolo fondamentale nelle operazioni di spegnimento degli incendi e ci rimettono in pace con la natura

Ancora una volta la natura si è adoperata per salvare se stessa mettendo a disposizione dell’uomo le sue risorse finite o, quasi, infinite. Così, se scoppia un incendio la cui genesi è ascrivibile a mano artificiosa capita che, per caso, sul fondo di quella valle che brucia vi sia un bacino d’acqua. Per essere precisi, e dare riscontro reale alla mia premessa, il bacino a cui alludo è il nostro Lago di Piana degli Albanesi tanto amato e familiare che si è immolato, offrendo buona parte delle sue acque ai canadair e agli elicotteri affinché fossero versate dal cielo, del quale riproduce il colore, per smorzare il fuoco che stava devastando la vallata in diversi punti. E noi, per questo e per tanti altri motivi facilmente intuibili, siamo grati ad esso. Le probabilità di spegnere un incendio sono più alte se nei dintorni delle fiamme è disteso un lago. Se i canadair e gli elicotteri fossero stati costretti a effettuare la spola tra il nostro territorio e, per esempio, il Lago di Poma o dello Scanzano, le operazioni avrebbero registrato un notevole ritardo con la conseguenza che sarebbe stato più difficile domare le fiamme e, dunque, i possibili risvolti sarebbero stati più gravi del previsto. Da questo breve ragionamento si può desumere che, inconsapevolmente o con una coscienza a noi ignota, la natura si trovi sempre al posto giusto e salvi e perdoni, continuamente, l’uomo dei suoi atti ingenui. E lo dimostra ogni qualvolta ve ne sia occasione senza dimenticare di remunerare chi per Lei si adopera e favorisce il suo benessere sempiterno offrendo i suoi frutti che adornano il paesaggio di sfumature scandenti le stagioni della nostra esistenza. Perché Lei la strada per rinascere la trova sempre senza difficoltà e con una tale spontaneità e purezza sconosciuta e misteriosa all’uomo. Perché, come scriveva Giacomo Leopardi, la ragione è nemica della natura, perché la natura è grande, mentre la ragione è piccola. Perciò, quando la natura risorge dalle sue ceneri ci fornisce un esempio percepibile di come è possibile ricominciare per tornare a essere trasparenti e cristallini come l’acqua del Lago di Piana all’alba. Ed è anche un messaggio che dà speranza perché il modo sincero di rinascere della natura si accosta all’idea e alla speranza ultima dell’uomo: quella di vincere la morte e passare dall’agonia alla gioventù unicamente mediante l’attesa e la pazienza; quest’ultime cose a noi estranee. Tuttavia, la sintonia ormai blanda tra l’uomo e la natura, a causa di un contatto tra di essi sempre più ridotto, ha determinato per l’uomo lo smarrimento della sensibilità necessaria a comprendere che è suo dovere adattarsi alla natura e non il contrario. Ecco una poesia per celebrare il nostro lago:

Ode al Lago di Piana degli Albanesi

Poesia di Mario Calivà

Cristallo della natura

Ove precipita la valle

A sembrar cielo imo

E render gli dei allato

Fuggono i punti lontani

Orfani del firmamento

Prima del divenir dell’alba

Sul fondale scuro

Ove la luna tracolla

A sussurrar umili parole

Eteree quanto la carezza

Del vento

Sul ceruleo tappeto

Che specchia

Le distanze siderali

Tra l’infinito cielo

E me misero

Fra breve svanito.

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.