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Turismo, Sciortino: “Quest’anno è ormai compromesso”

"La maggior parte dei turisti al momento sono italiani, nessuna traccia del turismo extraeuropeo"

L’emergenza nazionale e mondiale dovuta alla pandemia da Coronavirus iniziata nei primi mesi del 2020 e le conseguenti restrizioni derivanti dai provvedimenti governativi, uniti probabilmente alla paura del contagio, hanno causato gravi ripercussioni sul sistema economico italiano ed in particolare sul settore del turismo, ambito che dà lavoro a migliaia di famiglie, soprattutto nella nostra Sicilia. 

L’Istituto Nazionale Ricerche Turistiche (ISNART) e UnionCamere hanno condotto delle ricerche di mercato per monitorare il settore turistico in questo momento di forte crisi attraverso una serie di interviste a strutture ricettive e ad un campione di italiani per raccogliere il maggior numero di informazioni sui danni causati dalla pandemia e sulla auspicata ripresa. 

Tutti i dati sono stati raccolti a partire dalla primavera 2020, quindi subito dopo l’inizio della pandemia e sono attualmente in corso di svolgimento.

Dallo studio è emerso che la maggior parte delle imprese turistiche intervistate nella fase di lockdown si era dichiarata intenzionata a riaprire l’attività a causa delle perdite economiche registrate. Nella primavera 2020 la situazione si presentava piuttosto delicata soprattutto per il comparto alberghiero in cui i principali aspetti di criticità sono stati: un fabbisogno finanziario più elevato, azioni a tutela del personale (cassa integrazione), azioni finalizzate alla riapertura (sanificazione e riorganizzazione dei locali, dotazioni di dispositivi di protezione individuale etc…), richiesta di aiuti governativi, richiesta di assistenza alle camere di commercio. 

Per rendere un’idea dei numeri registrati durante la pandemia, bisogna considerare che gli italiani che sono andati in vacanza tra luglio e settembre 2020 sono stati, complessivamente, poco più di 27 milioni, circa il 20% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Di questi, la quasi totalità (96%) si è rivolta esclusivamente a destinazioni italiane, che hanno visto aumentare i propri visitatori di quasi il 5% rispetto all’estate 2019. Il buon risultato del turismo domestico ha però solo marginalmente compensato il pressoché totale venir meno degli arrivi internazionali; inoltre, ben oltre la metà dei villeggianti, nella scelta dell’alloggio, si è indirizzata verso abitazioni (seconde case, appartamenti di proprietà o in affitto, ospite di parenti/amici) e campeggi, a svantaggio delle strutture alberghiere (fonte: ISNART).

Per la ripresa dell’industria turistica occorrerà attendere tempi più o meno lunghi: per esempio, per le vendite di viaggi on line si stima che si impiegheranno tre anni per tornare ai livelli pre-crisi. Nell’ipotesi in cui la pandemia fosse contenuta entro un anno e la domanda iniziasse a riprendersi nel corso di tutto il 2021, si stima che le compagnie aeree impiegheranno un minimo di quattro anni per riprendersi, mentre i servizi di alloggio e gli intermediari impiegheranno ancora più tempo. L’incertezza del virus e il rischio di una recrudescenza rimangono estremamente alti, con alcune compagnie aeree ed hotel che operano al di sotto del 50% o meno dei loro precedenti livelli di capacità, potenzialmente per i prossimi tre o quattro anni. 

Insomma, ancora si pagano e si pagheranno gli effetti dell’emergenza sanitaria che colpiscono complessivamente tutto il Paese ed in particolare la Sicilia. Le strutture ricettive dell’isola hanno sofferto la carenza di ospiti per le festività di Pasqua, per i ponti e adesso per l’estate, coerentemente quindi con la stagionalità dei prodotti turistici. Questo dato allarma e indica un’emergenza del comparto che va a colpire la stagione principale che concentra, solitamente, oltre il 50% delle presenze annue.

Per contestualizzare i suddetti dati e dare uno sguardo alla situazione locale, abbiamo zoommato l’obiettivo e intervistato Daniele Sciortino, proprietario di una delle strutture ricettive più conosciute di Monreale e Presidente di “Monreale Turismo”, l’Associazione che annovera una decina di albergatori della cittadina normanna.

D: Daniele, tastando il polso delle strutture ricettive monrealesi di cui hai conoscenza, ci sono dati che fanno ben sperare o ancora siamo lontani dai numeri del passato? Il passaggio alla zona bianca ha determinato un’inversione di rotta?

R: Beh, si fa presto a dirlo, sicuramente una crescita c’è, era veramente difficile fare peggio dell’anno scorso. Se paragoniamo i due anni non c’è partita, siamo in netta ripresa. Ma siamo ancora lontani dai numeri del 2019 o di tutti gli altri anni pre-pandemia. Pensiamo per esempio che prima riuscivamo a riempire senza problemi l’hotel all’80% della sua capienza mentre l’anno scorso ci sono stati mesi (come per esempio aprile) che non abbiamo avuto nemmeno un ospite. Dunque si, i numeri fanno ben sperare ma siamo ancora ben al di sotto dei normali ritmi di lavoro. Attualmente riusciamo ad occupare il 40/50% delle camere e, capite bene, siamo alla metà rispetto alla normalità. 

D: I dati ISNART mostrano che la stragrande maggioranza del turismo è nazionale, sono ancora pochissimi gli stranieri, confermi la tendenza anche a Monreale?

R: Assolutamente sì. La maggior parte dei turisti al momento sono italiani e per me è abbastanza strano se consideriamo che abbiamo sempre lavorato per lo più con ospiti stranieri. Da qualche tempo, da quando siamo diventati zona bianca, è iniziato ad arrivare qualche tedesco e qualche francese ma si contano sulla punta delle dita. Del turismo extraeuropeo, invece, ancora non c’è traccia.

D: Come vi comportate riguardo tamponi, vaccini, green pass e protocolli di sicurezza?

R: Devo dire che i turisti che arrivano per la maggior parte sono vaccinati. Noi non siamo tenuti a chiedere il green pass né tantomeno il tampone negativo ma spesso sono gli stessi ospiti a dire spontaneamente di essere, per l’appunto, vaccinati. All’arrivo misuriamo comunque sempre temperatura, chiediamo l’uso della mascherina per entrare nella struttura e continuiamo a seguire tutti i protocolli di sicurezza. Ancora per esempio non abbiamo aperto le colazioni proprio per evitare assembramenti in sala. Pensiamo al fatto che se scendessero in sala colazione, che non è grandissima, contemporaneamente 4 o 5 camere non si rispetterebbe la distanza di sicurezza. Preferiamo dunque evitare o, per chi lo richiede, offrire il servizio di colazione in camera. 

D: Riguardo i risvolti occupazionali derivanti dalla contingenza attuale, le vostre strutture e quelle facenti parte dell’associazione “Monreale Turismo”, hanno già reintegrato il personale rispetto all’anno scorso oppure siete ancora in numero ridotto rispetto al pre-pandemia? 

R: Per quanto mi riguarda prima avevo due collaboratori, adesso ne ho soltanto uno, quindi una riduzione rispetto agli anni precedenti al 2020 sicuramente c’è. Ma è già un successo se consideriamo che questa unica persona che mi collabora l’anno scorso era in cassa integrazione. E questo andamento lo si registra anche in altre strutture ricettive monrealesi. Alcune addirittura, essendo piccoline e con pochi posti letto, non hanno personale esterno e vengono gestite direttamente dai proprietari. Ma bene o male l’andamento è quello: si riprende pian pianino a lavorare anche se, lo ripeto, siamo ancora lontani dalla auspicata normalità. Questo per lo meno per quanto riguarda le strutture ricettive “ufficiali”. Poi, come sappiamo, ci sono tante altre strutture che lavorano sottobanco, che non pagano la tassa di soggiorno ma che comunque esistono e lavorano (basta andare sui portali di prenotazione online come per esempio booking.com e si trovano una marea di strutture disseminate lungo tutto il paese e il territorio monrealese). Spero che si facciano presto dei controlli per superare questa criticità per il bene di noi tutti che paghiamo le tasse e della stessa legalità.

D: Quali sono le prospettive per i prossimi mesi?

R: Secondo il mio parere quest’anno è ormai compromesso: non possiamo aspettarci di avere i numeri degli anni passati neanche ad agosto o settembre, mesi in cui si lavorava tanto mentre quest’anno abbiamo ancora pochissime prenotazioni. Negli anni “normali”, cioè precedenti al 2020, abbiamo sempre lavorato dall’inizio della primavera più o meno ad inizio novembre per poi interrompere il ritmo fino alle festività natalizie. In sostanza si registrava un calo fisiologico solo nei mesi di novembre, la seconda quindicina di gennaio e febbraio. E poi si lavorava a pieno ritmo durante tutto il resto dell’anno. Prospettive per quest’anno? Come dicevo, tutto il 2020 sarà un anno ancora anomalo. Mi auguro solo che in autunno non arrivi un’altra ondata e non tornino ad aumentare i contagi. Solo così l’anno prossimo potrà tornare ad essere un anno normale e potremo parlare di ripresa vera. È vero che al momento di oggi siamo in zona bianca, non abbiamo tanti contagi e la situazione pare essersi appianata, ma non dimentichiamo che anche l’estate scorsa pareva che si stesse riprendendo per poi riprecipitare in autunno nell’abisso. La prova del nove dunque sarà nel periodo successivo all’estate: certo quest’anno dalla nostra abbiamo i vaccini, unica arma contro la pandemia, grazie ai quali il covid dovrebbe essere in dirittura d’arrivo e il turismo invece in partenza. Ma non ci resta che aspettare, sperare e nel frattempo adottare comportamenti virtuosi e responsabili.

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