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Monreale, strage di pecore ad opera dei cani randagi, il comune rimborsa l’allevatore

41 pecore sbranate, adesso il comune di Monreale pagherà alla ditta un rimborso di 4.500 €

 

MONREALE – I cani randagi avevano ucciso 41 capi del suo allevamento. Adesso il comune di Monreale pagherà alla sua ditta un rimborso di 4.500 €.

I fatti risalgono al dicembre 2020 quando, in due differenti occasioni, giorno 4 e giorno 14, un branco di cani randagi aveva aggredito il gregge facendo strage di pecore e arieti.

La ditta appartiene ad un monrealese, S. R.. Allora fu il servizio veterinario a certificare che la morte degli animali era dovuta all’aggressione subita. E il comune, in base alla normativa nazionale, è stato chiamato a provvedere al risarcimento del danno causato all’allevamento.

Sulle aggressioni subite da capre e pecore al pascolo ne avevamo parlato lo scorso aprile, quando nelle montagne tra Altofonte e Monreale si era verificata l’ennesima strage di animali. Quella volta erano stati uccisi i caprini di un’altra allevatrice monrealese, Rossella Calascibetta. In quell’occasione aveva perso 17 capi, tra capre e pecore. Stavano pascolando nel territorio di Altofonte, ai piedi della Moarda. A gennaio la mattanza era toccata all’allevamento R. di contrada Real Celsa. Sempre ad aprile scorso ad essere attaccato era stato l’allevamento C. di contrada Barone.

Strage di capre e pecore tra Monreale ed Altofonte, attaccate da un branco di cani

“Gli autori sono cani randagi, che vivono in branco – spiegava la Calascibetta -. Ho trovato i miei animali agonizzanti. Non vengono uccisi dai cani per cibarsene, come fanno i lupi. Ho visto in un’occasione la pecora squarciata, con la carne a brandelli e le ossa di fuori, ma ancora viva, con i cani intorno pronti ad attaccarla al primo movimento. È un macabro rito ludico, per loro è un gioco”.

Per gli allevatori si tratta di un danno economico non indifferente. “Noi facciamo un lunghissimo lavoro di selezione degli animali. In un giorno mi vengono distrutti anni di lavoro”.

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