Strage di capre e pecore tra Monreale ed Altofonte, attaccate da un branco di cani

"Uccisi 17 animali durante il pascolo. La pecora ancora viva, con la carne a brandelli, e i cani intorno pronti ad attaccarla al primo movimento. Uccidono per gioco"

1

MONREALE – Ieri si è consumata una vera e propria strage di capre e di pecore. E non si tratta certamente di un caso isolato, bensì dell’ennesimo episodio che si verifica nei territori di Monreale ed Altofonte, dove dai 15 ai 30 capi di bestiame sono stati più volte aggrediti durante il pascolo da branchi di cani randagi. 

“Li uccidono per gioco, non certamente per cibarsene”. La denuncia arriva da un’allevatrice monrealese, Rossella Calascibetta. Lei ha perso 17 capi, tra capre e pecore, nell’agosto 2020. Stavano pascolando nel territorio di Altofonte, ai piedi della Moarda. A gennaio la mattanza era toccata all’allevamento R. di contrada Real Celsa. L’ultima, ieri, all’allevamento C. di contrada Barone.

“Gli autori sono cani randagi, che vivono in branco – spiega l’allevatrice -. Ho trovato i miei animali agonizzanti. Non vengono uccisi dai cani per cibarsene, come fanno i lupi. Ho visto in un’occasione la pecora squarciata, con la carne a brandelli e le ossa di fuori, ma ancora viva, con i cani intorno pronti ad attaccarla al primo movimento. È un macabro rito ludico, per loro è un gioco”.

Per l’allevatrice si tratta di un danno economico non indifferente. “Noi facciamo un lunghissimo lavoro di selezione degli animali. In un giorno mi vengono distrutti anni di lavoro”.

La Polizia municipale dei comuni interessati è al corrente dei fatti, gli agenti vengono chiamati dai veterinari per giungere sul posto, allertati dagli allevatori.

“Purtroppo i comuni non intervengono per sterilizzare e microchippare i cani randagi, manca il canile comunale sia a Monreale che ad Altofonte”, è lo sfogo dell’allevatrice, che ritiene come la responsabilità di questi comportamenti aggressivi vada ricondotta anche alla cattiva gestione dei randagi da parte di gruppi di animalisti: “Gli portano da mangiare, a volte carne cruda, scarti di macelleria. Una cosa che non si fa con i randagi, che vengono così istigati ad attaccare altri animali. Ma diventano pericolosi anche con le persone, per chi porta a spasso il proprio cane domestico”.

La signora Calascibetta ha deciso di venire allo scoperto. “Altri allevatori non denunciano, e non si comprende il motivo. Ma finirà che per proteggere gli allevamenti cercheranno di uccidere i randagi utilizzando il veleno. Ma non è questa la soluzione, che tra l’altro comporterà la morte di volpi, e di altri cani domestici”.

Calascibetta, che ha un caseificio nel centro storico monrealese, chiede un intervento delle istituzioni, il problema rischia di mettere seriamente in crisi gli allevamenti. Ma lancia un appello anche agli animalisti, affinché gestiscano in modo corretto i cani randagi. “Per noi è un momento terribile”.

1 Commento
  1. Anonimo scrive

    Per vostra informazione non sono gli unici allevatori della zona di Monreale ad aver subito danni dalla parte di questi cani randagi, sempre nella stessa zona un altra azienda ha subito gravi danni avendo perso o una sessantina di pecora, quasi tutto il gregge.

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.