Rischio incendi, “Noi cittadini paghiamo per tenere puliti i terreni comunali”

Arriva la stagione degli incendi, il timore che i terreni abbandonati del comune possano diventare preda delle fiamme spinge alcuni cittadini ad organizzarsi

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MONREALE – Là, dove il comune non riesce, intervengono i volontari. E là, dove i volontari non arrivano, in alcuni casi i cittadini si vedono costretti ad intervenire sostenendo delle spese.

Il senso civico e l’abnegazione di molti cittadini a favore della comunità monrealese è ormai noto. Sono tanti coloro che da soli o in gruppo intervengono per dare decoro alla città, anche supplendo alle carenze del comune che non riesce a gestire il verde del vasto territorio comunale. 

Ma la stagione degli incendi è alle porte, e il timore che i terreni abbandonati del comune possano facilmente diventare preda delle fiamme spinge alcuni cittadini ad organizzarsi.

A Monreale succede che in più occasioni i residenti decidano di uscire di tasca propria del denaro per tenere puliti gli appezzamenti di terreni di proprietà del comune, limitrofi alle proprie proprietà.

Come in via Strada Ferrata, dove alcune abitazioni confinano con il terreno dove ancora fanno bella vista i pilastri di quella che sarebbe dovuta essere la struttura che avrebbe dovuto ospitare il nuovo liceo di Monreale. Già da anni pagano regolarmente degli operai per ripulire parte del terreno di proprietà comunale, così da creare una striscia tagliafuoco che tenga lontani gli incendi.

Anche perché già in passato un episodio grave si era verificato. “Le fiamme avevano invaso il terreno comunale. Era, come adesso, pieno di sterpaglie, erba alta, canne. Il vento aveva spinto le fiamme verso la nostra proprietà. Eravamo fuggiti da casa. Da allora, dati i vari inviti, caduti nel vuoto, rivolti al comune affinché il terreno venisse tenuto pulito, ci tassiamo ogni anno e paghiamo un operaio per pulire la striscia di terreno confinante”.

Intanto, l’ordinanza che impone ai cittadini di tenere puliti i propri terreni rimane valida.

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