La rinascita del fiume Sant’Elia, dove le massaie andavano a lavare i panni

Favitta: “Ma la parte a valle del fiume rimane una vera e propria fognatura a cielo aperto"

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Ieri, domenica 13 giugno, si è tenuta a Pioppo, al fiume Sant’Elia, l’estemporanea “Oreto D’Arte”, una manifestazione con lo scopo di valorizzare, attraverso l’arte e la letteratura, il fiume Oreto e i suoi affluenti. Oltre ad ammirare le bellezze naturalistiche del luogo, abbiamo potuto conoscere la storia del fiume e come gli interventi di pulizia siano stati possibili, intervistando Rosario Favitta e Tonino Russo. 

“Un tempo c’era un forte legame tra gli abitanti di Pioppo e il fiume Sant’Elia – afferma uno degli organizzatori, Rosario Favitta, presidente del Comitato Pioppo Comune – perché in questo luogo le massaie venivano a lavare i panni. Era anche luogo di balneazione per gli abitanti, che facevano il bagno nelle cosiddette ‘nache niche’, dei piccoli bacini presenti nel fiume: uno di questi si trova ai piedi della cascata. A lungo andare, il legame è diminuito a causa dell’abbandono sia da parte dei cittadini che da parte delle istituzioni che non hanno reso più il fiume fruibile. Grazie all’intervento di pulizia degli operai forestali stagionali e alla disponibilità del ‘Dipartimento dello sviluppo rurale e territoriale’, sono venute alla luce le bellezze e gli scenari naturalistici che dona il Sant’Elia”. 

Arte, musica, poesia, passeggiate, alla scoperta del fiume Sant’Elia

“I rifiuti sono stati raccolti dall’Associazione Pioppo Comune – afferma Tonino Russo, segretario regionale Cgil-FLAI Sicilia – Grazie a un progetto che il ‘Dipartimento dello sviluppo rurale e territoriale’ ha realizzato con i fondi del FSC, sono intervenuti gli operatori della forestale che hanno iniziato dalla punta del paese a pulire tutto il fiume e l’hanno reso fruibile nel 2019. L’intervento è durato diversi mesi, perché c’erano alberi caduti e rovi che non permettevano di passare, quindi hanno dovuto ricreare tutti i percorsi. Hanno però lasciato la vegetazione autoctona propria del luogo, di cui alcune specie anche in via di estinzione.  L’operazione è stata poi interrotta dalla pandemia, ma fino ad oggi si è sempre cercato di tenere il posto sicuro e pulito. Questo tipo di lavoro evita anche le esondazioni e il proliferare di incendi. Grazie a questo intervento è venuta alla luce la bellezza del fiume”. 

“Si vuole raccontare – continua Rosario Favitta -, attraverso l’arte, le bellezze naturalistiche ma anche le criticità del fiume, perché la parte a valle è una vera e propria fognatura a cielo aperto. L’obiettivo è quello di qualificare, non solo il fiume Oreto, ma anche la Valle in cui scorrono il fiume e i suoi affluenti. Non solo dal punto naturalistico e paesaggistico, ma anche dal punto di vista socioeconomico, produttivo e per valorizzare il patrimonio antropologico che caratterizza il fiume Sant’Elia: le saie (i canali artificiali lungo i quali scorreva l’acqua) e i mulini”. 

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