“Le chiusure ci porteranno alla rovina”, il grido di disperazione di barbieri e parrucchieri

"Con i nuovi contagi e oggi con la zona rossa, tutti i sacrifici fatti e rifatti dalla riapertura di maggio non sono serviti a nulla"

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Il settore dei barbieri è stato uno di quelli che fin dai primi giorni della pandemia ha subito ingenti perdite quantificabili a centinaia di milioni di euro. A livello nazionale viene calcolata una perdita economica nell’arco dei primi tre mesi di marzo, aprile e maggio 2020 di 1.078 milioni di euro (di cui 63,7 milioni in Sicilia), pari al 18,1% del fatturato annuo, con potenziali pesanti ripercussioni sull’occupazione: i mancati ricavi, infatti, mettono a rischio il lavoro di 49 mila addetti del settore. Tutto questo perché alcune delle prime attività obbligate a chiudere i battenti subito dopo il primo decreto covid di Giuseppe Conte sono state proprio le barberie e i parrucchieri. Lo scorso marzo diverse città italiane, come Napoli e Palermo, sono stato palcoscenico di proteste da parte di migliaia di lavoratori del settore della cura della persona. Oltre alla concorrenza leale degli abusivi, barbieri e parrucchieri hanno dovuto fare i conti con le chiusure e con gli scarsi aiuti dello stato che non permettevano nemmeno la copertura dei costi fissi.

Abbiamo intervistato alcuni professionisti di Piana degli Albanesi per legare il contesto locale a quello globale e mostrare come le difficoltà si sono manifestate anche nei piccoli centri.

Vito Fiorenza

Secondo Vito Fiorenza “la pandemia è stata dura in tanti fronti sia economico ma ancor di più a livello psicologico e da bravo professionista ho lavorato su di me per potermi approcciare al meglio al cliente, per farlo sentire in un posto sicuro ed accogliente per come sono abituato a gestire il mio salone”. 

C’è una cosa che è venuta a tuo favore?

Diciamo che sono stato avvantaggiato per quanto riguarda la tracciabilità del cliente, come da protocollo, visto che da più di vent’anni nel mio salone si lavora su appuntamento. 

Esiste, anche se è difficile, una cosa positiva della pandemia?

Credo che questa pandemia abbia aiutato il nostro settore ad essere più organizzato e preciso sui tempi di attesa. Da sempre trovo inutile la perdita di tempo. Il tempo è una parte della nostra ricchezza. Per quanto riguarda la sicurezza i nostri saloni da sempre sono simbolo di igiene e pulizia, è la prima cosa che ti insegnano, abbiamo sempre sterilizzato gli attrezzi. Vorrei ricordare una cosa: quando il cliente giungeva nei nostri saloni sudato di lavoro, noi barbieri lo abbiamo sempre accolto con il camice bianco. Oggi il nostro ruolo, come è sempre stato, è di fare felice la gente regalando sempre un sorriso. 

Tony Cappellaio Matto

Tony il “Cappellaio Matto” inizia ponendo l’accento sulle difficoltà della prima ondata che è stata dura, anzi durissima. “Zero aiuti reali e concreti. E una volta riaperti a metà maggio, dopo oltre settanta giorni, le certezze erano poche, soprattutto perché non abbiamo avuto un protocollo abbastanza chiaro sin da subito, se non lavorare su appuntamento, mascherine e igienizzante, materiale monouso (che personalmente già usavo). L’idea dell’appuntamento all’inizio mi spaventava, visto che lavoravo molto con la massa, ma il tempo di capire come muovermi e per fortuna ho ingranato, difatti anche i clienti oggi si sono trovati bene.

Come si è concluso il 2020? 

Con tante spese e nessun guadagno, perché purtroppo la cosa è andata di nuovo ai livelli precedenti. Difatti con i nuovi contagi e oggi con la zona rossa, tutti i sacrifici fatti e rifatti dalla riapertura di maggio non sono serviti a nulla.

Mi chiedo: lavoro su appuntamento, da solo e quindi senza rischi di assembramento, ho messo in atto tutto ciò che mi è stato richiesto, per poi trovarmi a chiudere nuovamente, a che pro?

Cosa chiedete allo Stato?

No aiuti economici, ma solo poter lavorare! Per il resto, penso che da noi il rischio di contagio è minimo, difatti, almeno in paese, quanti contagi sono avvenuti nei barbieri?

Giusy Bertini

Giusy Bertini, giovane barbiera arbëreshe, ha aperto la sua attività da pochi mesi. Lo scorso anno “ero ancora con i lavori in corso del salone, quindi diciamo che la pandemia non mi ha toccata in fondo come magari ha fatto con altri miei colleghi. Questo non mette in dubbio che un’attività da poco aperta non tocca il profondo se non di più rispetto già un’attività avviata”.

Le norme anticovid sono state efficaci?

Sono state abbastanza sufficienti per garantire igiene e pulizia dentro il salone, sia per il cliente che per il personale. Ma tutto questo ha un costo a settimana di disinfettanti, igienizzante, guanti, mantelle monouso ecc. 

Dall’11 aprile siamo chiusi aspettando che Musumeci ci informi se dal 23 aprile possiamo ripartire, sperando senza fermarci nuovamente. Il nostro è un settore con una massima sicurezza, nel mio salone non è mai mancato il rispetto delle norme anticovid e continuerà ad esserci sempre per il bene di tutti!

Paolo Terranova

Paolo Terranova è molto chiaro: “Le chiusure ci porteranno alla rovina. Noi stiamo molto attenti alla salute del cliente. Molti portano, addirittura, il rasoio da casa, e assieme alle altre precauzioni, come fanno ad avere ancora paura del contagio”?

Secondo Mauro Picone “la pandemia da covid 19 che da un anno investe il nostro paese è un evento che ha stravolto la vita e la quotidianità di tutti noi dalle cose più banali a quelle più intime inglobando in sé anche tutta la sfera lavorativa. La mia professione come un pò quasi tutte le altre ha subito vari cambiamenti. 

Cosa soffri di più?

Il distanziamento sociale all’interno della bottega, solita essere luogo di aggregazione e scambio di idee da parte di clienti, passanti o vicini.

Ad esempio? 

Mauro Picone

Sorrido pensando alle discussioni di ogni genere, dal calcio, al pascolo, agli uliveti fino ad arrivare a riflessioni mirate a carpire l’esistenza o meno di un Dio. Spero vivamente che tutto questo possa ritornare il prima possibile perché ho una voglia matta di quella parolina chiamata “normalità”.

Da queste interviste si evince la voglia dei nostri barbieri di tornare alla normalità, non solo per questione meramente economica, ma soprattutto umana. Poiché la cosa principale del loro lavoro è l’incontro e la vicinanza, non solo fisica, con il cliente, svolgendo, spesso, un ruolo importante anche dal punto di vista psicologico, dato che tra una barba e un taglio di capelli, i clienti spesso e volentieri si confidano al loro barbiere di fiducia.

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