Terminati i lavori di restauro in Cattedrale: la “Lavanda dei piedi” torna a splendere

Per il restauro della “Lavanda dei piedi” utilizzate le ceneri dell’Etna

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MONREALE – Si sono conclusi martedì 30 marzo i lavori di restauro che hanno coinvolto la navatella meridionale del Duomo di Monreale, all’altezza delle tombe reali di Guglielmo I e Guglielmo II.

L’intervento di studio e di messa in sicurezza dei mosaici parietali ha riguardato principalmente la scena raffigurante la “lavanda dei piedi” e il fregio musivo a palmizio e lesene marmoree verticali sottostante. I lavori si erano resi necessari a causa di infiltrazioni d’acqua che avevano provocato efflorescenze saline e il conseguente distacco di tessere, rovinandone i marmi. Una volta terminati i lavori nella parte esterna dell’edificio si è dato il via ai lavori di risanamento sulla parete musiva.

Oggi il pannello musivo raffigurante la scena della “Lavanda dei piedi” risplende di colori vivaci e brilla di una nuova luce

Il restauro è stato richiesto dalla Basilica Cattedrale di Santa Maria la Nuova, grazie alla disponibilità di Padre Nicola Gaglio. Il cantiere pilota, durato quattro mesi, era parte del progetto AGM for CuHe – Advanced Green Materials for Cultural Heritage, finanziato nell’ambito del Programma Nazionale della Ricerca 2015-2020 nell’Area di Specializzazione Cultural Heritage. L’impresa esecutrice dei lavori è stato il Centro restauri Piacenti Spa, ditta leader in progettazione ed esecuzione nel campo del restauro che, in passato, si è occupata di importanti lavori quali il restauro della Basilica della Natività di Betlemme. A dirigere il cantiere sono stati Silvia Stranieri e Girolamo Nucato, rispettivamente Direttore Tecnico e Capo Cantiere. Grazie ad un accordo tra la ditta e l’Università degli Studi di Palermo, ai lavori hanno preso parte anche gli studenti del secondo e del terzo anno del Corso di Studi in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali. 

L’Università degli Studi di Catania, capofila del progetto, ha puntato all’utilizzo di nuovi materiali tramite lo sviluppo applicativo di geopolimeri realizzati in laboratorio. Coordinato dalla prof.ssa Germana Barone del Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’ateneo catanese, il progetto coinvolge anche i dipartimenti di Ingegneria Civile ed Architettura, Scienze Chimiche, Economia e Impresa, Fisica, Astronomia e Giurisprudenza. 

L’utilizzo di geopolimeri, quali le ceneri vulcaniche, è al centro dell’innovazione. Le polveri vulcaniche, un materiale normalmente considerato di scarto, tendono a non creare reazioni con altri materiali e per questo sono potenzialmente ottime per l’utilizzo nel restauro, dove si ha la necessità di utilizzare materiali che non portano a reazioni con il manufatto antico. Un progetto che rimette dunque al centro le risorse del territorio, non solo per quanto riguarda la formazione e la ricerca ma anche per l’utilizzo di materie prime presenti in abbondanza nel nostro territorio come i lapilli vulcanici. L’Università si occuperà di monitorare come i nuovi geopolimeri utilizzati interagiscono con l’ambiente, mentre nei laboratori si andrà avanti con la sperimentazione.

Per la ricerca, referente scientifico il prof. Paolo Mazzoleni dell’Università di Catania, sono stati coinvolti il Consorzio interuniversitario nazionale per la Scienza e tecnologia dei materiali (Università di Palermo), il Distretto tecnologico Sicilia micro e nano sistemi (Università di Messina e CNR per lo studio dei materiali nanostrutturati), l’Università di Firenze, l’Università di Pisa e l’Università di Modena e Reggio Emilia. Il partenariato industriale è composto da Costruzioni edil ponti società cooperativa Gela, Lbc società cooperativa artigiana di Caltagirone, Sb Engineering srl Catania, Megares Aquila e Piacenti Prato.

Per la terza e ultima parte del progetto si provvederà a pubblicizzare i lavori svolti. Attraverso l’istallazione di pannelli esplicativi e totem multimediali si racconteranno le varie fasi del cantiere e le caratteristiche dei lavori svolti.

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