Era stato arrestato senza ricevere la notifica della sentenza, 60 enne monrealese scarcerato

“Ha espiato ben 7 mesi di custodia, tra carcere e abitazione senza essere stato messo nelle condizioni di partecipare al processo e di proporre appello”

0

MONREALE – Era stato condannato ad un anno di carcere in seguito alla condanna per violazione delle norme urbanistiche. E il 2 ottobre 2020 i Carabinieri di Monreale si  erano presentati presso la sua abitazione per notificargli l’ordine di carcerazione.

Ma la sentenza, emessa dal Tribunale Penale di Palermo, non risultava essere stata gravata da appello nei termini, in quanto secondo le relate di notifica dell’ufficiale giudiziario al domicilio dichiarato l’imputato era sempre risultato irreperibile e la notifica del deposito della sentenza era stato effettuato presso lo studio di un avvocato nominato di ufficio. La stessa ordinanza di sospensione provvisoria della esecuzione disposta dalla Procura della Repubblica di Palermo, veniva notificata al domicilio di un avvocato nominato d’ufficio. L.F.M., monrealese di di anni 60, era stato quindi portato in carcere. I difensori successivamente nominati, l’Avv. Salvino Caputo e la Dr.ssa Giada Caputo, avevano presentavano istanza di detenzione domiciliare e il magistrato di sorveglianza, previa sospensione del provvedimento restrittivo, aveva sostituito il regime detentivo in carcere con la detenzione domiciliare.

Intanto la difesa, con il ricorso alle indagini difensive, era riuscita a dimostrare che L.F.M. era reperibile in quanto residente nello stesso indirizzo con il proprio nucleo familiare sin dal 1999 e che tale domicilio era noto alle forze dell’ordine, in quanto vi aveva eletto domicilio ai fini processuali, e agli uffici dell’anagrafe cittadina. Inoltre i difensori avevano dimostrato che l’imputato non era stato messo nelle condizioni di partecipare al processo per le mancate notifiche e quindi tutto il dibattimento si era celebrato in assenza. La stessa sentenza era stata notificata ad un difensore nominato di ufficio che non aveva comunicato al condannato né il provvedimento di deposito né l’avviso emesso dalla Procura della Repubblica di Palermo. 

I difensori, Salvino e Giada Caputo, avevano presentato un incidente di esecuzione chiedendo la sospensione dell’ordine di carcerazione. Il Tribunale di Palermo, in accoglimento della richiesta, aveva quindi sospeso l’ordine di esecuzione della pena, disponendo l’immediata liberazione di L.F.M., concedendo nuovi termini per presentare le ulteriori istanze ala Corte di Appello di Palermo, per l’ulteriore proseguimento. 

“Spesso la irritualità delle notifiche e la mancata e seria verifica della effettività del domicilio determinano conseguenze gravissime. Ad oggi – hanno dichiarato l’Avv. Salvino Caputo e la Dr.ssa Giada Caputo – possiamo affermare che L.F.M. ha espiato ben 7 mesi di custodia tra carcere e abitazione senza essere stato – non certamente per propria colpa – messo nelle condizioni di partecipare al processo e di proporre appello”.

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.