Non solo di covid-19 si può morire, proteste all’Ospedale Cervello

Pazienti affetti da M.i.c.i. sull’orlo di una protesta: “I medici siano messi nelle condizioni di poterci curare" 

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Sono di nuovo in allarme i pazienti del centro M.i.c.i. (malattie infiammatorie croniche intestinali) dell’ospedale Cervello di Palermo.

Dopo la chiusura del reparto di Gastroenterologia, la sospensione delle attività ambulatoriali di medicina interna, la sospensione a data da destinarsi perfino delle visite internistiche di controllo, “anche quelle di aprile” – ci riferisce un paziente affetto da Mici -, ad aggravare la situazione, complicata dalla continua ricerca di posti letto per i pazienti covid, è la carenza del personale medico.

Condizione inaccettabile, quella venutasi a creare, dal momento che il centro Mici dell’osp. Cervello di Palermo è uno dei più importanti centri di rifermento della Sicilia, dove giungono, anche, tantissimi pazienti dalle diverse province dell’isola!

Fra contratti in scadenza e turn-over di medici nei reparti covid, il dott. A. Orlando, si trova da solo, coadiuvato al massimo da altri due medici, a gestire circa 1500 pazienti in cura con terapia biologica; numero, questo, che non include tutti quei pazienti in cura con altri tipi di farmaci (es. immunosoppressori e mesalazina), che malgrado l’attività di malattia in corso, vedono sospese le proprie visite pur stando male. 

Le malattie infiammatorie croniche intestinali sono patologie fortemente invalidanti nei casi più gravi e richiedono un monitoraggio continuo delle condizioni di salute che anche nei casi più lievi possono tramutare da una settimana all’altra. La continuità delle visite e delle indagini endoscopiche è fondamentale per cercare di prevenire peggioramenti delle condizioni cliniche con la comparsa di gravi complicanze (occlusioni intestinali, perforazioni, necrosi, fistole, formazioni tumorali) che possono richiedere di intervenire chirurgicamente. (Gli interventi chirurgici sono garantiti? Seguiranno aggiornamenti al riguardo)

Situazione allo stremo, dunque, che vede medici e pazienti uniti nel chiedere aiuto al sistema sanitario siciliano e a chi di competenza “perché oltre che di covid-19 si può morire d’altro”. 

Sull’orlo di una protesta? 

I pazienti con M.i.c.i., seguono con attenzione e preoccupazione la situazione ospedaliera e intanto sono in stretto contatto fra loro nel gruppo Facebook: Morbo di Crohn e RCU SICILIA. 

Non staremo con le mani in mano – riferisce una pazienze – abbiamo piena fiducia nei nostri medici ma desideriamo che anche loro siano messi nelle condizioni umane di poterci curare. Viene loro addossata tanta responsabilità ma noi siamo tanti e loro pochi. Questa situazione non può garantire uguale assistenza per tutti. Non esistono pazienti di serie A o di serie B.

È chiaro che ci troviamo di fronte ad un periodo di emergenza grave ma non si muore solo di covid-19!

Se uno dei pochi medici rimasti si ammalasse, noi che fine faremmo? Da chi saremmo assistiti?”

Intanto, è possibile mettersi in contatto coi medici attraverso il seguente indirizzo e-mail: [email protected] , predisposto già da anni.

“Ma anche in questo caso non sempre si riceve risposta” conclude il paziente C.e chi ha urgenza, e può permetterselo, si rivolge privatamente a medici specialisti, ma questa non è la soluzione”.

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