“Io apro” la protesta di bar e ristoranti contro il nuovo Dpcm

L'iniziativa nata sul web suscita adesioni ma anche risposte negative

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In Sicilia ‘#ioapro’, l’iniziativa lanciata sui social che invita i ristoratori a restare aperti, a partire dal 15 gennaio, contro le restrizioni anti Covid imposte dal Governo suscita adesioni ma anche risposte negative. Se ad esempio c’è chi come Franco Virga, titolare di cinque ristoranti a Palermo (Bocum, Ajamola, Gaggini, Buatta e Libertà) si dice favorevole altri non sono d’accordo. “È un’azione da fare – dice Virga – perché è palese che il contagio non si trasmette nei ristoranti ma negli assembramenti come le file per fare compere e quindi la nostra chiusura è una vera e propria penalizzazione delle nostre attività”. La protesta ha raccolto anche qualche “no” da parte degli esercenti. In Sicilia, per esempio, Filippo Ventimiglia del ristorante Quattroventi a Palermo. “Non aderisco e non sono favorevole all’iniziativa – spiega – anche se capisco che sarà una gesto simbolico perché penso che per chi non fa il delivery come me non è pensabile alzare la saracinesca. Oltre al danno ci sarebbe la beffa  –  sottolinea – a causa delle sanzioni che potremmo ricevere”.

Bar e ristoranti, soprattutto nelle regioni rimaste arancioni o rosse per molte settimane, sono tra le attività più colpite dai decreti contro la diffusione del Coronavirus  in Italia. Con l’avvicinarsi della fine dell’ultimo dpcm, il 15 gennaio, è stata indetta una protesta partita dal web: intitolata #Ioapro, invita i proprietari di bar e ristoranti ad aprire i propri locali “per non chiudere più”, si legge nel manifesto dell’iniziativa.

Dalla pagina Facebook creata per sostenere l’evento, IOAPRO1501, risulta che sarebbero oltre 50mila le adesioni arrivate da tutta Italia, con Emilia Romagna, Marche, Lombardia e Toscana tra le regioni con il maggior numero di ristoratori che hanno detto “sì” alla manifestazione. Tutto è partito qualche giorno fa da un ristoratore cagliaritano.

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