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Pennisi: “È importante parlare di mafia ma alle parole devono seguire i fatti”

L'arcivescovo di Monreale ricorda il piccolo Di Matteo ucciso dalla mafia ventiquattro anni fa

MONREALE – L’11 gennaio di ventiquattro anni fa, dopo due anni e mezzo di prigionia i mafiosi decisero di uccidere e sciogliere nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo. Giuseppe aveva soltanto quattordici anni, e ne aveva solo dodici quando venne sequestrato.

«La resistenza alla mafia passa attraverso un rinnovato impegno educativo che porti a un cambiamento della mentalità, che deve iniziare fin da bambini. Il senso della legalità non è un valore che si improvvisa. La sua affermazione è affidata alla collaborazione di tutti e in modo particolare alla famiglia, alla scuola, alle associazioni giovanili, alla Chiesa e alle varie istituzioni pubbliche”. Sono le parole di Mons. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale, in occasione del XXV Anniversario dell’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, che ricorre lunedì prossimo. “Si trattò di un omicidio spietato – scrive monsignor Pennisi – che mostrò il volto disumano della mafia ed ebbe l’effetto di aumentare l’orrore popolare verso il fenomeno mafioso. La Chiesa sente di avere una sua responsabilità per la formazione di una diffusa coscienza civile di rifiuto della mentalità mafiosa e non si ritiene estranea all’impegno, che è di tutta la società siciliana, di liberazione dalla triste piaga della mafia. A questo proposito voglio ricordare quanto scrisse il beato Don Pino Puglisi, vittima della violenza mafiosa: È importante parlare di mafia, soprattutto nelle scuole, per combattere contro la mentalità mafiosa e contro qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo per soldi. Non ci si fermi, però, ai cortei, alle denunce, alle proteste. Tutte queste iniziative hanno valore ma, se ci ferma a questo livello, sono soltanto parole. E le parole devono essere confermate dai fatti“.

 Una dura condanna, quella espressa dall’ Arcivescovo di Monreale nei confronti di chi ha commesso questo atroce delitto, che “denota la mancanza del santo timor di Dio e dei valori morali  fondamentali a partire dalla sacralità della vita umana e dal rispetto degli elementari diritti dei bambini. Prego il Signore perché converta i loro cuori e dia loro la forza di riparare il male fatto. Noi siamo sicuri che il piccolo Giuseppe, come i santi innocenti uccisi da Erode, è un fiore meraviglioso nel giardino di Dio, una nuova stella che brilla nel firmamento del cielo e che è nel cuore di Dio ricco di misericordia, circondato dagli angeli e i santi».

In ricordo del piccolo ucciso nel 1996, l’associazione “Parlamento della Legalità” ha lanciato una proposta che coinvolge le scuole: un’ora di lezione dedicata alla memoria del piccolo Di Matteo, rapito a scuola e dai banchi di scuola.

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