Il grido disperato di una madre, da sola con un figlio schizofrenico

Chiede l’aiuto degli ospedali: “In casa è violento, mi aggredisce se provo a fermarlo quando si sbatte la testa al muro”

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“Tutto è cominciato la notte di capodanno. Mio figlio ha avuto una forte crisi, ha cominciato a sbattere la testa contro le pareti di casa. Tutta colpa dei botti”.

Il racconto della madre di Giovanni (questo è il nome di fantasia che gli daremo) è di quelli che fa diventare il cuore piccolo piccolo. E per chi vive lontano anni luce da una realtà fatta di difficoltà quotidiane è un pugno allo stomaco sentire il grido disperato di una madre che deve lottare per proteggere e proteggersi da un figlio affetto da una gravissima disabilità mentale. Giovanni ha 28 anni, ha un ritardo psicomotorio grave ed è affetto da schizofrenia. Vive a Palermo con la madre, R. T., che si è rivolta a noi nella speranza di dare voce al suo dramma.

“La notte del 31 dicembre Giovanni ha cominciato ad agitarsi, a sbattere la testa contro il muro. Anche con i calmanti non sono riuscita a sedarlo. Ho chiamato il 118. I sanitari appena arrivati hanno iniettato una fiala di valium e sono andati via. Ma l’indomani la crisi è sopraggiunta. Ho chiamato di nuovo l’ambulanza. Ho spiegato la situazione e ci hanno portato all’ospedale Ingrassia. Dopo il tampone di rito siamo rimasti a lungo in attesa. Alla fine ci hanno dato una terapia più e forte e rispediti a casa”.

Ma per il figlio, secondo la mamma, è necessario un ricovero, anche perché lei da sola non riesce a gestirlo. Giovanni è assistito dal personale dell’AIAS. Dalle 08,00 alle 15,30 svolge una serie di attività riabilitative. È anche seguito dallo psichiatra dell’ASP. Ma quando è a casa, a volte, diviene violento. 

Ed infatti giorno 3 gennaio Giovanni ha una nuova crisi, comincia a sbattere la testa contro le pareti di casa. È un ragazzone alto e robusto, per la madre gestirlo è un’impresa. “Ho chiamato il 118, ma stavolta anche la Polizia. L’ambulanza ci ha portato all’ospedale Civico. Il medico voleva iniettare a mio figlio un calmante, sedarlo, e alla mia richiesta di ricoverarlo si è rifiutato. Voleva rimandarlo a casa. Ho spiegato che a casa avrebbe continuato a farsi del male, che io non avrei potuto fermarlo. Ed invece hanno ritenuto che andasse  solamente sedato. Erano anche sopraggiunti i poliziotti, hanno preso atto della situazione e stilato un verbale”. Ma alla fine il ragazzo è stato dimesso.

“I posti in reparto c’erano, ho girato un video che lo dimostra, non capisco perché non l’abbiano ricoverato. Con me a casa è violento, ci aggredisce se proviamo a fermarlo quando si sbatte la testa contro i mobili”. 

La signora ci mostra delle immagini che ci risulta difficile guardare fino alla fine. Si tratta di alcuni episodi di comportamenti autolesionistici di Giovanni. Ci mettono a disagio. Dal video emerge tutta l’angoscia di una donna che deve confrontarsi giornalmente, da sola, con una situazione troppo grande per lei. Solo l’amore di una madre per questo figlio diverso riesce a sostenerla, a darle ancora la forza di continuare, di non arrendersi.

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