Anche in Italia, a partire dal 27 dicembre 2020, è stata avviata la campagna vaccinale. Come i Re Magi seguirono la cometa la notte di Natale, i media hanno accompagnato l’intero tragitto del TIR partito dalla cittadina belga di Puurs con le fiale del vaccino e diretto allo Spallanzani di Roma. Una speranza per uscire dalla pandemia e riprenderci le nostre vite. L’uomo per l’ennesima volta si è affidato alla scienza per risolvere i suoi problemi. Tuttavia, alcuni non credono nell’affidabilità del vaccino della Pfizer. Ragion per cui nei social, a suon di post e commenti, è partita una vera e propria battaglia tra chi è favorevole al vaccino e chi lo ritiene poco sicuro e di dubbia efficacia. Quest’ultimi, dunque, ritengono necessario di lasciar passare del tempo prima di sottoporsi al vaccino, per evitare complicazioni e brutte sorprese. In summa “prima fatelo voi, e se funziona lo faccio io”. Tipico ragionamento italiano.
I virus SARS-CoV-2 infettano le persone utilizzando la proteina di superficie, denominata Spike, che agisce come una chiave permettendo l’accesso dei virus nelle cellule, in cui poi si possono riprodurre. Tutti i vaccini attualmente in studio sono stati messi a punto per indurre una risposta che blocca la proteina Spike e quindi impedisce l’infezione delle cellule.
Il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) è fatto con molecole di acido ribonucleico messaggero (mRNA) contenenti le istruzioni affinché le cellule della persona che si vaccina sintetizzino le proteine Spike. Nel vaccino le molecole di mRNA sono inserite in una microscopica vescicola lipidica che permette l’ingresso del mRNA nelle cellule. Una volta iniettato, l’mRNA viene assorbito nel citoplasma delle cellule e avvia la sintesi delle proteine Spike.
L’AIFA ammette che il vaccino della Pfizer è stato prodotto a seguito di una sperimentazione durata pochi mesi rispetto ai tempi abituali. Però, aggiunge che “vista la partecipazione di un numero assai elevato di persone, dieci volte superiore agli standard degli studi analoghi per lo sviluppo dei vaccini, è stato possibile realizzare uno studio di grandi dimensioni, sufficienti per dimostrare efficacia e sicurezza”.
Al di là della necessaria retorica tecnica e scientifica dell’AIFA, o delle chiacchiere caduche e vacue dei social, per un riscontro pratico e tangibile della situazione, abbiamo intervistato la Dottoressa Giuseppa Guzzetta, medico dell’Ospedale Cervello. Una professionista con alle spalle tanti anni di esperienza, che nei giorni scorsi ha ricevuto il vaccino.
D: Dottoressa, lei è stata tra i primi medici siciliani ad essere stato vaccinato. Quali sono le emozioni che vuole condividere sul significato di questo momento?
R: Più che emozione è la consapevolezza e il senso di responsabilità di chi crede nella ricerca scientifica e ha fiducia negli organi preposti alla tutela della salute. Nella storia i vaccini hanno salvato milioni di vite dalla morte o da una vita precaria.
D: Cosa sente di dire a chi ha timore a farsi vaccinare?
R: Mi sento di dire, con tutto l’affetto possibile, di avere fiducia nelle istituzioni e nel progresso scientifico che ha dato la possibilità di creare un farmaco così innovativo in poco tempo con il contributo non solamente dei privati, ma anche di stati singoli come la Germania che ha finanziato per più di 350 milioni di euro la ricerca del vaccino Pfizer.
È stato uno sforzo sia economico che di risorse umane senza precedenti. Basti pensare che si sono sottoposti al test più di 40 mila persone e bisogna evidenziare il rapporto tra i benefici rispetto al dramma di chi si ammala.
D: Si aspettava che a dieci mesi dallo scoppio della pandemia si sarebbe arrivati ad un vaccino?
R: Sono tante le aspettative di chi come me ha vissuto in prima persona il dramma della malattia e della morte e della paura di ammalarsi. Non mi sono mai esposta pubblicamente ma questa volta ho ritenuto che sia utile perché penso che in questo momento la vaccinazione è l’unica speranza che ci può portare fuori da questa pandemia.