Bruno, medico di base: “Il lavoro si è moltiplicato, faremo anche i tamponi”

"Siamo disposti a fare lo screening, ma dateci luoghi adatti dove svolgerlo"

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Visite in ambulatorio e domiciliari, chiamate, messaggi, mail, segnalazioni dei casi positivi, e presto dovranno eseguire anche i tamponi rapidi. Giornate interminabili per i medici di base che da quando c’è l’emergenza sanitaria hanno visto moltiplicarsi il loro lavoro. “È veramente difficile, ai nostri compiti quotidiani si sono aggiunte diverse prassi burocratiche, facciamo fronte a richieste di ogni tipo. Svolgiamo tanta consulenza telefonica, i pazienti adesso chiamano alla prima linea di febbre, prima non succedeva, vogliono essere rassicurati per fugare qualsiasi dubbio”. A dirlo è Pietro Bruno, medico di base di Monreale.

“Soprattutto durante il lockdown, quando gli ospedali chiudevano, ci siamo ritrovati a fare i cardiologi, i diabetologi e spesso capita ancora perché la gente ha difficoltà a sottoporsi alle visite in ospedale. Da parte nostra c’è tanta disponibilità perché comprendiamo il momento che stiamo vivendo”.

Il dottor Pietro Bruno, monrealese, cinquantuno anni, dallo scorso mese esercita a Monreale, prima aveva uno studio di medicina generale dalle parti di via Messina Marina. Poi “per scelta d’amore” come la definisce lui, ha lasciato Palermo per mettere a disposizione dei monrealesi la sua professionalità. “Al primo treno sono tornato a casa per lavorare con la mia gente”.

A breve i camici bianchi faranno anche i test antigenici rapidi, a prevederlo un accordo con il Governo. In questo modo si darà un contributo ai dipartimenti di prevenzione territoriali che stanno affogando. Allo stesso tempo si è sollevata un’ondata di critiche da parte dei sindacati di categoria. Diverse le perplessità manifestate e le difficoltà che si potrebbero riscontrare. “Oggi ho dato all’Asp la mia disponibilità, adesso attendo indicazioni. Noi i tamponi vogliamo farli ma chiediamo locali idonei, i nostri ambulatori spesso si trovano in palazzi o condomini logisticamente non adatti. Mi ritroverei ad eseguire i test nella stessa stanza dove visito i soggetti sani. Senza i dispositivi di sicurezza necessari mi rifiuterò categoricamente”.

Nel frattempo, i medici chiedono il potenziamento della rete territoriale della medicina generale, con l’assunzione delle Usca, il rafforzamento degli organici degli uffici d’igiene e sanità pubblica, nuove assunzioni dei medici di medicina generale convenzionati, di guardie mediche, di medici 118 e penitenziari e dei pediatri di libera scelta.

Infatti, la mancanza del personale, come quello impiegato nell’Usca, ricade su di loro ma anche sui pazienti che spesso rimangono settimane e settimane barricati in casa in attesa di un esito che tarda ad arrivare. “Sui tempi di risposta dei tamponi da parte dell’Asp noi non c’entriamo nulla – spiega il medico – il paziente vuole da noi le risposte ma noi non abbiamo un canale diretto con l’Usca, abbiamo degli indirizzi mail cui facciamo dei solleciti. Non è una disfunzione nostra, è disfunzionale tutto il sistema. Come regione la Sicilia probabilmente è la più impreparata rispetto alle altre. Ci siamo fatti sorprendere dalla seconda ondata e tutto il sistema non riesce a sopperire nei tempi previsti, e questo determina una paralisi domiciliare vissuta dal paziente che chiede a noi di poter intervenire”. Secondo Bruno al vaglio ci sarebbe, però, un’ipotesi. Pare che si stia cercando di fare in modo che i medici di base possano avere un accesso diretto per ottenere gli esiti.

“La lamentela più comune che sento è quella che non rispondiamo al telefono. Non è vero. Siamo sempre al telefono per rassicurare e fornire informazioni. Dispiace quando circolano queste notizie. Personalmente utilizzo tutti i sistemi elettronici disponibili: rispondo alle mail per le prescrizioni mediche per evitare il sovraffollamento dello studio, chatto su WhatsApp. Ma c’è un’occupazione di tempo e spazio tale che è impossibile rispondere a tutti.

Siamo in ambulatorio tutti i giorni. Siamo consapevoli delle difficoltà del momento. Per questo pur non essendo obbligati teniamo il cellulare acceso anche sabato e domenica. Da quando è iniziata la pandemia, le porte del mio ambulatorio sono rimaste aperte ma con ingressi contingentati e con controllo della temperatura. Tutti quelli che arrivano sono visitati, ovviamente i miei numeri non sono stratosferici essendo arrivato da poco”.

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