Covid, numeri, colori, politica, e intanto i ristoranti oggi chiudono

Intravaia: "Sicilia arancione per vendetta politica nei confronti di Musumeci", Davì: "È il Governo Siciliano il principale colpevole, non Conte"

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Mentre il virus corre, gli ospedali arrancano, il personale sanitario è stremato e le attività commerciali chiudono, si assiste anche alla guerra dei numeri e alle scaramucce politiche.  “Rt alto”, “Non è stato fatto nulla per gli ospedali siciliani”, “Provvedimento ingiusto, i posti letto ci sono” sono solo alcuni dei commenti che stiamo sentendo e leggendo da giorni. Intanto, c’è un solo fatto certo e sotto gli occhi di tutti: oggi i ristoratori e i titolari di esercizi pubblici chiuderanno i loro locali fino al 3 dicembre, senza aver certezza di poterli riaprire in futuro.

Dopo l’assegnazione del colore arancione alla Regione siciliana si accende la polemica politica. Anche a Monreale. Uno scontro tra esponenti di maggioranza e opposizione a livello regionale che a livello locale siedono, però, al tavolo della stessa Giunta. “Non può esservi alcun dubbio su quale Istituzione, fin dall’inizio di questa terribile pandemia, abbia avuto a cuore la sorte e la salute dei siciliani: il governo regionale che ha cercato di controbilanciare gli spropositi del governo nazionale a marchio Pd/5 Stelle, fino al culmine odierno, quando per mera vendetta politica nei confronti di un governatore, Nello Musumeci, che ha sempre tenuto la schiena dritta, si arriva a dichiarare la Sicilia zona arancione, a fronte di altri territori italiani in cui i dati empririci dimostrano una situazione ben più grave di quella siciliana”.

Il presidente del consiglio di Monreale, Marco Intravaia, difende e spiega l’operato del governatore siciliano. “Fa specie – prosegue – che i menestrelli di corte per giustificare l’ingiustificabile attribuiscano colpe ed inadempienze al presidente della Regione e all’assessore regionale alla Salute Razza, dimenticando i numeri dello sfacelo di alcune regioni rosse che hanno ricevuto la luce verde (per un gioco di prestigio diventata gialla), solo perché guidati da governi amici. I siciliani, in modo particolare, gli imprenditori, hanno capito benissimo come stanno le cose e se ne ricorderanno”.

Diversamente le cose sarebbero andate secondo l’assessore monrealese della lista civica Il Mosaico, Ignazio Davì.
“La Sicilia oggi è area arancione perché, pur avendo meno ammalati Covid di altre regioni area gialla, non ha un numero adeguato di posti letto di terapia sub-intensiva e intensiva per garantire le cure necessarie. Se Musumeci avesse utilizzato il periodo estivo per adeguare le strutture sanitarie la Sicilia sarebbe area gialla. È il Governo Siciliano il principale colpevole, non Conte. La suddivisione delle regioni – continua – in colori diversi è avvenuta sulla base di 21 indicatori, asettici sul piano politico, ma per così dire tecnici, che vanno dall’occupazione dei posti letto in terapia intensiva, alla capacità di fare il tracciamento dei contatti, dalla diffusione del virus, alla rapidità nel fare i tamponi, all’occupazione dei posti Covid. Il Presidente Musumeci e l’assessore alla Salute Razza non hanno fatto niente o poco per migliorarlo. L’ingresso inutile di turisti dalle altre regioni e dall’estero hanno dato il colpo di mazza. Si sono nascosti dietro i migranti. Per governare non servono le parole ma i fatti. Siciliani non fatevi ingannare…”

Una decisione “assurda e irragionevole” è stata definita dal presidente Nello Musumeci la decisione del Governo Conte. Il governatore siciliano ha chiesto una modifica al provvedimento “perché ingiusto e ingiustificato”.

“Chi dice che non abbiamo posti letto eviti di farlo perché afferma un falso, commette un reato”. L’assessore alla Salute Razza difende il sistema sanitario siciliano. “È stata data l’immagine che il sistema sanitario siciliano fosse meno preparato o che non si fosse lavorato, e non è vero. Mi è stato confermato che non c’è correlazione diretta tra Report e colore arancione, ma ci sono altre valutazioni.

Abbiamo preso in esame tutti gli indicatori del documento che ha visto la Sicilia inserita nella zona arancione. Ci siamo chiesti il perché’. La Sicilia ha un parametro di 1,2 persone ogni 10 mila. Il tempo medio da sintomi a individuazione è di due giorni, quando il minimo è di 5. Poi c’è l’indice Rt che in Sicilia è di 1.42 con ben sedici, tra regioni e province autonome, che hanno un dato più alto”.

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