I dipendenti della Rinascente scrivono una lettera all’azienda

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PALERMO – Le lavoratrici e i lavoratori di Rinascente hanno scritto una lettera indirizzata alla loro azienda, al ministro del lavoro Catalfo, ai sottosegretari Puglisi e Di Piazza, al sindaco Orlando e all’Assessorato del Lavoro del Comune di Palermo, per tentare il salvataggio del negozio di via Roma attraverso una proposta che li vede impegnati in prima persona.
“Pertanto, nell’attesa del prossimo incontro ministeriale, certamente decisivo per le nostre sorti, nella speranza che la nostra azienda, per la quale abbiamo tanto sacrificato in termini personali e familiari, manifesti di voler realmente mantenere attiva la filiale di Palermo, i lavoratori coinvolti rappresentano la disponibilità a voler sacrificare parte della loro retribuzione, per tutta la durata del contratto di affitto, al fine di concorrere alla riduzione di un terzo del divario che separa il raggiungimento della somma richiesta da Fabrica Immobiliare”, si legge nella lettera. “Certi di aver mostrato, con questo nostro estremo atto, un concreto esempio di tenacia, fermezza e grande senso del sacrificio e confidando di poter rivedere nei soggetti che detengono le sorti del nostro destino e quello delle nostre famiglie i medesimi valori, al di là di ogni ritorno economico e/o business, porgiamo speranzosi e fiduciosi i nostri più cordiali saluti”.
L’iniziativa è stata presa a seguito del fallimento delle trattative tra Inarcassa e Rinascente, che aveva spinto quest’ultima a interrompere ogni dialogo dopo le ulteriori pretese sul canone di affitto da parte Fabrica, la società che gestisce gli immobili di Inarcassa. Quindi, gli impiegati di Rinascente scendono in campo, e si espongono personalmente, sacrificando parte del loro stipendio per evitare che il negozio di via Roma abbassi la saracinesca. Infatti, sono pronti a dimostrare “la loro concreta disponibilità ad un fattivo sacrificio, richiesto invano ad altri” come recita la lettera. “Più volte in momenti di bisogno – ha dichiarato la dipendente Luisa La Colla – siamo andati incontro all’azienda, come contratto di solidarietà. E abbiamo lavorato molte domeniche senza considerarle ore di straordinario. Siamo pronti a farlo ancora, come dei piccoli azionisti. Un gesto d’amore nei confronti del lavoro, che quando è onesto, dona dignità a ogni donna e ogni uomo. A differenza di chi, grazie ai sussidi statali, si culla nel dolce far niente, noi siamo abituati a lavorare, perché il lavoro nobilita, frase sacrosanta che ben si sposa con l’art. 1 della nostra Costituzione, ovvero che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”

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