“Si comportano come animali”. Avrebbe parlato così di alcuni suoi sottoposti il comandante della Polizia Municipale di Patti Castrense Ganci. I fatti risalgono al 2014, quando il commissario capo monrealese, allora distaccato al vertice del comando nel comune di Patti, si lamentava con alcuni colleghi degli atteggiamenti di alcuni agenti.
Ma Francesco Pettina, Maria Rita Lo Vercio e Graziella Giordano non avevano accettato di buon grado quelle considerazioni, riferite dai colleghi, e avevano così deciso di sporgere querela per diffamazione contro il loro superiore, ad oggi in servizio presso il Comando di Monreale. Il Giudice di Pace di Patti, nel novembre 2017, aveva dato ragione ai querelanti, dichiarando Ganci responsabile del reato di diffamazione e condannandolo al risarcimento nei confronti delle parti civili. Il legale di Ganci, l’avvocato Carmelo Occhiuto, aveva presentato ricorso contro la sentenza. Ma anche stavolta il Tribunale di Patti dava ragione ai querelanti e nel febbraio 2019 confermava la sentenza del Giudice di Pace.
Il legale aveva quindi presentato ulteriore ricorso presso la Corte di Cassazione. Ma, nello scorso dicembre, prima dell’udienza prevista per gennaio 2020, i querelanti hanno rimesso le querele. Il Presidente della sezione 5 della Corte di Cassazione, Grazia Miccoli, ha quindi deciso per “l’annullamento senza rinvio per essere il reato estinto per remissione di querela”.
“Non posso dimenticare – dichiara Ganci – quanti hanno cercato di sfruttare la vicenda gettando fango per ostacolare il mio impegno per meglio servire la collettività da una posizione degna della mia preparazione, della mia carriera e del mio studio”.