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“All In”: le mani della mafia sulle concessioni statali del gioco e delle scommesse

Arrestati 10 mafiosi, sequestrate diverse imprese, il volume di gioco stimato in 100 milioni di euro

È scattata questa notte un’operazione antimafia, definita “All In”, in diverse regioni d’Italia. 200 agenti della Guardia di Finanza sono stati impegnati tra Palermo, Milano, Roma, Napoli e Salerno.

Operazione ALL IN

Publiée par FiloDiretto Monreale sur Dimanche 7 juin 2020

Sono finiti in carcere Francesco Paolo Maniscalco (cl. 63), Salvatore Sorrentino (cl. 65), Salvatore Rubino (cl. 61), Vincenzo Fiore (cl. 78) e Christian Tortora (cl. 76). Sottoposti agli arresti domiciliari Giuseppe Rubino (cl. 32), Antonino Maniscalco (cl. 94) e Girolamo Di Marzo (cl. 59).

Tutti gli uomini sono indagati a vario titolo per la partecipazione e il concorso esterno nell’associazione di stampo mafioso “Cosa nostra”, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, questi ultimi reati aggravati dalla finalità di aver favorito le articolazioni mafiose cittadine.

L’operazione della guardia di finanza ha comportato il sequestro preventivo di otto imprese dislocate tra Sicilia, Lombardia, Lazio e Campania, cinque delle quali titolari di concessioni governative per la gestione delle agenzie di scommesse, e di 9 agenzie scommesse, tra Palermo, Napoli e in provincia di Salerno, attualmente gestite direttamente dalle aziende riconducibili agli indagati, per un valore complessivo stimato in circa 40 milioni di euro.

Secondo gli inquirenti le imprese erano gestite direttamente da soggetti appartenenti e contigui a “Cosa Nostra”, e finanziate da risorse economiche provento del delitto associativo di stampo mafioso.

Le complesse investigazioni sono state condotte dagli specialisti antimafia del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Palermo, seguite da un pool di Sostituti coordinati dal Procuratore Aggiunto Salvatore de Luca. Utilizzate intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti, pedinamenti, videoriprese, esami dei flussi finanziari.

Secondo gli inquirenti “Cosa Nostra” avrebbe acquisito il controllo del lucroso settore economico della gestione dei giochi e delle scommesse sportive.

Un ruolo centrale avrebbe assunto Francesco Paolo Maniscalco, già condannato per la sua organicità alla famiglia mafiosa di Palermo Centro, e di Salvatore Rubino, capace di riciclare denaro di origine illecita e di esercitare un concreto potere di gestione e imposizione sulla rete di raccolta delle scommesse.

Importante il ruolo di Vincenzo Fiore e Christian Tortora. Entrambi, a seguito della partecipazione a bandi pubblici, detenevano le concessioni statali per la raccolta di giochi e scommesse sportive. A loro il compito di consentire l’infiltrazione dell’organizzazione criminale nell’economia legale attraverso le loro imprese.

Nel corso delle indagini sono stati monitorati diversi summit mafiosi, cui hanno partecipato anche i massimi vertici del mandamento Pagliarelli, Settimo Mineo e Salvatore Sorrentino, chiamati in causa proprio per dirimere alcuni contrasti interni all’organizzazione.

Sul territorio si sarebbero diffuse diverse agenzie di scommesse e corner gestiti tramite le imprese sequestrate, grazie all’ombrello protezionistico delle famiglie mafiose con le quali gli indagati si sono costantemente relazionati ottenendo reciproci vantaggi sia in termini affaristici che di rafforzamento della capacità di controllo economico – territoriale. 

Parte dei profitti dei centri scommesse erano destinati al “sostentamento dei detenuti” e al mantenimento di un “vitalizio” per i familiari del boss assassinato Nicolò Ingarao.

Interessati nelle lucrose attività i mandamenti della Noce, di Brancaccio, di Santa Maria del Gesù, di Belmonte Mezzagno, nel cui territorio, ottenuta la necessaria autorizzazione mafiosa, sono stati aperti ulteriori centri scommesse, e di San Lorenzo, per l’affidamento di lavori di allestimento delle agenzie del gruppo mafioso indagato ad imprese riconducibili ai vertici di quella consorteria. 

Le numerose agenzie di scommesse, titolari di licenze, avrebbero nel tempo portato a gestire volumi di gioco per circa 100 milioni di euro. 

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