Caso parentopoli allo Sprar di Roccamena, cittadina non calunniò l’ex sindaco

La donna presentò una lettera in prefettura con la quale chiedeva chiarimenti sui criteri di assunzione adottati dallo Sprar

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Si sgonfia il caso della denuncia per calunnia da parte dell’ex sindaco di Roccamena Tommaso Ciaccio nei confronti di una cittadina dello stesso comune. La donna aveva presentato un esposto per un presunto caso di parentopoli allo Sprar, il centro di accoglienza dei migranti gestito dalla Cooperativa “La mano di Francesco”.

Il centro, istituito da qualche anno, accoglie una trentina di giovani donne migranti e bambini ed è anche un’occasione di lavoro per chi, nei paesi dell’entroterra in via di spopolamento, si aggrappa ancora ad una speranza.

Così una donna di Roccamena, D. P., vedova e con un figlio disoccupato, non ha sopportato che nello Sprar fossero stati assunti, come sosteneva nella sua segnalazione al Prefetto, soltanto parenti degli allora amministratori comunali, assessori consiglieri e anche la moglie di un pubblico ufficiale.

La donna presentò una lettera in prefettura con la quale chiedeva chiarimenti sui criteri di assunzione adottati dallo Sprar. L’allora sindaco di Roccamena Tommaso Ciaccio, oggi presidente del Consiglio comunale, il 18 settembre 2018 querelò la donna per calunnia.

In questi giorni però è arrivata la richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero. Secondo il PM, infatti, la donna non attribuì al sindaco o ad altri componenti della giunta, o ad altre persone, condotte configurabili in un reato ma si sarebbe limitata solo ad affermare che nel centro ci accoglienza erano stati assunti parenti dell’amministrazione comunale.

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