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Crisi economica per Pmi e famiglie, Cigno: “L’amministrazione utilizzi la partecipazione cittadina”

Il presidente di Liberi di lavorare chiede di annullare le tasse e programmare tavoli tecnici con le varie categorie di lavoratori

MONREALE- Si alza il grido di allarme di Liberi di lavorare e SOS Impresa – Rete per la Legalità di Palermo, cui aderiscono le associazioni antiusura e antiracket. Nei giorni scorsi le associazioni hanno lanciato un appello mettendo in guardia le Pmi e le famiglie, particolarmente assoggettate al rischio usura in questo particolare momento di emergenza sanitaria, economica e sociale.

“È proprio in presenza di casi di depressione – spiega Biagio Cigno – dovuta all’emergenza economica che la mafia si infiltra nel tessuto sociale ordisce, le sue trame, usura, fallimenti o acquisto a pochissimo prezzo di attività commerciali onde poter riciclare i capitali accumulati”.

Il presidente di “Liberi di lavorare” chiede all’amministrazione di Monreale di utilizzare il metodo della partecipazione cittadina. “Bisogna fare dei tavoli tecnici con le varie categorie interessate, per ascoltare la loro diretta voce e predisporre interventi risolutori”.

Secondo Cigno spostare le scadenze del pagamento di alcuni contributi locali “non risolve il problema anzi lo peggiora perchè alle scadenze successive si dovrà far fronte ad un doppio pagamento”. “Bisogna fare uno sforzo per annullare completamente questi contributi per almeno un anno. Alcuni interventi -prosegue – previsti dalla recente finanziaria regionale aiutano ma non bastano. Il risparmio dei 500.000 euro non dovuti più alla Regione per i prossimi quattro anni possono essere investiti per dare fiato alle attività commerciali monrealesi.
Bisogna mettere in atto sin da subito ad un piano Marshall locale che possa far risorgere Monreale”.

Bar, Ristoratori, Esercenti di B&B, da due mesi sono con l’acqua alla gola a fronte di un calo drastico delle presenze turistiche, e la tiepida riapertura di qualche esercizio non servirà a compensare le perdite subite. I negozi di abbigliamento ed esercizi commerciali a fronte della chiusura si sono ritrovati ad affrontare spese già programmate e non procrastinabili ed il tempo perduto difficilmente potrà essere recuperato con una prossima apertura. Per esempio i negozi di abbigliamento si trovano a dovere effettuare pagamenti per merce ordinata nei mesi scorsi e che rimarrà invenduta in quanto la stagione primaverile ed estiva è già compromessa. Per tutti poi corrono giornalmente le spese di gestione, affitto locali, utenze e spese da anticipare a fronte degli accorgimenti da prendere in caso di prossima apertura.

 

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